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Sally Bowles, l’aspirante attrice cantante di cabaret, è il più conosciuto, reso popolare nel 1972 da un celebre film con Liza Minelli. Di personaggi singolari in Goodbye to Berlin (Addio a Berlino, Adelphi, 2013)1 se ne incontrano altri. Nessuno, tuttavia, memorabile quanto lei.

Addio a Berlino, Christopher Isherwood

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Il libro, scritto da Christopher Isherwood (1904-1986), fu pubblicato nel 1939 da Hogarth Press. Le sei storie che lo compongono, collegate fra loro, ambientate in una decadente Berlino pre-hitleriana e in parte autobiografiche, sono ciò che resta di un progetto più ampio mai realizzato, un romanzo dal titolo The lost che avrebbe dovuto includere anche Mr Norris changes train (Il signor Norris se ne va, Adelphi, 2016)2Goodbye to Berlin e Mr Norris changes train decretarono la fama dell’autore e successivamente furono riuniti in un unico volume The Berlin stories.

Isherwood il ventriloquo

Isherwood si trasferì a Berlino nel ‘29 dopo aver abbandonato gli studi universitari a Cambridge, e vi rimase fino al ‘33. Nella capitale tedesca si mantenne impartendo lezioni private di inglese a persone benestanti.

Nella nota introduttiva avverte i lettori che anche se la voce narrante si chiama Christopher Isherwood le vicende raccontate non sono del tutto autobiografiche; l’Herr Issyvoo di Fraulein Schroeder è solo un abile “ventriloquo”, “una macchina fotografica con l’obiettivo aperto”.

I am a camera with its shutter open, quite passive, not thinking. Recording the man shaving at the window opposite and the woman in the kimono washing her hair. Some day, all this will have to be developed, carefully printed, fixed. Goodbye to Berlin – Christopher Isherwood

Il suo sguardo è passivo, aguzzo, a volte ironico, non privo di senso dell’umorismo. Plasma i personaggi, ispirati a persone reali4, con descrizioni precise e attenzione ai dettagli; nei dialoghi riversa tutta la sua maestria. Sembra quasi di udirli con i loro accenti, gli errori linguistici, le stravaganze che li caratterizzano. C’è dell’altro: essi mostrano le barriere fra classi sociali, le opinioni correnti nei confronti degli ebrei, la cecità e l’ingenuità di molti nei confronti della situazione politica.

Se nel racconto d’apertura (A Berlin diary – Autumn 1930) e in quelli successivi (Sally Bowles, On Ruegen Island – Summer 1931, The Nowaks e The Landauers) le vicende politiche entrano poco nel contesto narrativo, nell’ultima (A Berlin Diary Winter 1932-3), specchio della prima, conquistano la scena.

L’obiettivo di Isherwood qui si sofferma su alcuni episodi, stralci di conversazioni, fatti realmente accaduti. Ne derivano delle constatazioni: a un certo tipo di persone si può far credere di tutto; i berlinesi sembrano essersi abituati al clima di violenza che si respira per le strade della città e se qualcuno viene pestato a sangue da un gruppo di nazi nessuno muove un dito per aiutare il malcapitato; molti stanno “cambiando pelle come fanno i serpenti”, in modo naturale. Fraulein Schroeder ne è un esempio e, come lei, migliaia di persone si ritrovano a tessere le lodi di Hitler pur avendo votato per il partito comunista alle elezioni precedenti.

Leggendo queste storie una dopo l’altra si ha l’impressione che formino un unico grande racconto. Seguiamo la parabola discendente di una città — e di un Paese —, provando un crescente senso di amarezza e malinconia.

La Berlino di Isherwood

La Berlino di Isherwood è eccentrica edonista lasciva crudele e scalcagnata, infiammata dalla propaganda nazista, corrosa dai problemi sociali ed economici3 del Paese. Il periodo d’oro dei cabaret, dei caffè e della vivacità culturale è ormai quasi un ricordo.

Isherwood testimonia però anche un’altra realtà, quella delle persone benestanti per le quali lavora come insegnante (oppure, come nel caso della famiglia Landauer, che frequenta), e mette in luce il notevole scarto tra le classi sociali. Berlino, come altre grandi città, era piena di contrasti:

Berlin is a city with two centres — the cluster of expensive hotels, bars, cinemas, shops round the Memorial Church, a sparkling nucleus of light, like a sham diamond, in the shabby twilight of the town; and the self-conscious civic centre of buildings round the Unter den Linden, carefully arranged. In grand international styles, copies of copies, they assert our dignity as a capital city — a parliament, a couple of museums, a State bank, a cathedral, an opera, a dozen embassies, a triumphal arch; nothing has been forgotten. And they are all so pompous, so very correct […] But the real heart of Berlin is a small damp black wood — the Tiergarten. At this time of the year, the cold begins to drive the peasant boys out of their tiny unprotected villages into the city, to look for food, and work. But the city, which glowed so brightly and invitingly in the night sky above the plains, is cold and cruel and dead. Its warmth is an illusion, a mirage of the winter desert. It will not receive these boys. It has nothing to give. The cold drives them out of its streets, into the wood which is its cruel heart. And there they cower on benches, to starve and freeze, and dream of their far-away cottage stoves. Goodbye to Berlin – Christopher Isherwood

Il Tiergarten paragonato a una foresta nera e i ragazzini che lasciano il caldo delle proprie case in cerca di cibo e lavoro attratti dal suadente richiamo della città sembrano usciti dalla versione non edulcorata di una fiaba dei fratelli Grimm.

L’area descritta in Goodbye to Berlin è per lo più quella intorno a Nollendorfplatz, nel quartiere di Schöneberg, a ovest5. A partire dal 1930 Isherwood visse al civico 17 di Nollendorfstraße, dove stava la pensione di Fraulein Thurau.

Questo libro mi ha catturata, non riesco a smettere di rileggerne qua e là alcuni passaggi. Non so se la traduzione italiana gli faccia onore; mi chiedo come siano stati resi i dialoghi. Credo non si possa venire a Berlino senza prima averlo letto. E se fossi in voi, inoltre, me lo porterei dietro per visitare i luoghi menzionati nel testo. Lo farò anch’io, magari aggiungendoci un tour guidato a piedi.

E voi, lettori in viaggio, l’avete letto? Se sì, vi è piaciuto? Se no, vorreste leggerlo? Vi lascio il primo video di un’intervista a Isherwood del 1986.

Curiosità

  • Isherwood descrive l’ultima grande manifestazione contro il partito di Hitler il 25 gennaio 1933. Si tenne nell’allora Bulöwplatz (oggi Rosa-Luxemburg-Platz, Mitte), di fronte alla Karl-Liebknecht-Haus, il quartier generale del partito comunista.
  • Goodbye to Berlin ebbe due adattamenti: nel 1951 divenne uno spettacolo per Broadway e nel 1955 un film, entrambi da titolo I am a camera
  • Virginia Woolf apprezzava Isherwood, riteneva fosse uno dei migliori scrittori della sua generazione. Nei diari scrive: “Isherwood is a most appreciative merry little bird. A real novelist I suspect; not a poet; full of acute observations on character and scenes. One of the most vital and observant of the young; and a relief after the mute dismal of the others” (21 febbraio 1937).
  • Sally Bowles afferma di nutrirsi quasi esclusivamente di Prairie Oysters (letteralmente “ostriche di prateria”): sono uova non cotte, di cui spesso si usa solo il rosso, messe in un bicchiere di vetro con un po’ di salsa  Worcestershire. Pare siano utili per curare i postumi da sbronza.

1Io l’ho letto in inglese, in una vecchia edizione di seconda mano (Triad Panther, 1977).
2Originariamente pubblicato nel 1935.
3La povertà del dopoguerra, la crisi bancaria tedesca del ‘31. 
4Sally Bowles, per esempio, sarebbe stata modellata sull’attrice e giornalista Jean Ross, che visse per un po’ con Isherwood al numero 17 di Nollendorfstraße; Bernhard Landauer, dei grandi magazzini Landauer su Wilfrid Israel, la cui famiglia era proprietaria dei grandi magazzini Israel; Fraulein Thurau, proprietaria della pensione dove l’autore visse per due anni, ispirò Fraulein Schroeder.
5Nel racconto dedicato ai Nowaks il luogo descritto si trova invece a a Kreuzberg.