Tra le letture berlinesi dell’ultimo periodo c’è un titolo pubblicato l’anno scorso da Giulio Perrone Editore: A Berlino. Con Ingeborg Bachmann nella città divisa. L’autrice è Ilaria Gaspari, che vive tra Roma e Parigi e ha già scritto diversi libri per Einaudi.

Copertina del libro A Berlino. Con Ingeborg Bachmann nella città divisa di Ilaria Gaspari

Ingeborg Bachmann (1926-1973), poeta, scrittrice e giornalista austriaca, visse a Berlino per due anni, dal 1963 al 1965. Città mai amata quanto Roma, ma dove elaborò l’idea di una trilogia (il ciclo delle Todesarten) di cui un solo libro vide la luce: Malina.

Berlino fu per Bachmann “il luogo di una convalescenza riluttante”, perché reduce dalla storia d’amore con Max Frisch. La rese tuttavia protagonista del discorso con cui nel 1964 ritirò il Premio Büchner, il più importante premio letterario tedesco (l’anno scorso andato a Emine Sevgi Özdamar).

Il discorso di Bachmann, che lasciò la platea di stucco, non è un omaggio alla città, ma al dedicatario del Premio, Georg Büchner (1813-1837), scrittore e drammaturgo tedesco considerato precursore dell’Espressionismo. La sua versione ampliata è stata pubblicata in italiano con il titolo Luogo eventuale1 (se ne trova qualche copia di seconda mano online).

Per raccontare la schizofrenia di Berlino, da poco divisa, Bachmann nel testo indossa una maschera, quella di un personaggio di Büchner: Jacob Lenz (1751-1792), scrittore tedesco e maggior rappresentante dello Sturm und Drang, che si ammalò di schizofrenia. Ne emerge una città onirica, osservata da una prospettiva impersonale.

Ilaria Gaspari ha intrapreso un viaggio alla ricerca dei luoghi menzionati in Luogo eventuale e di quelli legati alla vita berlinese della scrittrice. A farle compagnia c’è il fanstasma tabagista di Bachmann. Il resoconto del viaggio occupa la seconda parte del libro, intitolata Quel che ho visto e udito a Berlino2.

A Berlino. Con Ingeborg Bachmann nella città divisa fa parte della collana Passaggi di dogana (di cui ho già recensito “Atene, cannella e cemento armato”: la città raccontata da Patrizio Nissirio). È corredato da una mappa dei luoghi visitati e da una mappa delle letture. Te lo consiglio sia per avvicinarti a Ingeborg Bachmann se ancora non la conosci sia per percorrere le strade di Berlino insieme all’autrice e al suo fantasma tabagista.

Ti lascio con un passaggio del libro che ho sentito molto mio, perché dà voce a un pensiero che mi attraversa spesso la testa:

Finalmente comincio a capire perché Berlino mi piace tanto. È perché è una città di spettri. Certo, ogni città in un certo senso lo è: gli spettri sono ovunque siano passate vite e desideri e Storia […]. Ma a Berlino è come se questa presenza spettrale fosse più elettrica, più vivida, più effervescente. Un po’ per l’indolenza attuale della città, che certo non è poi davvero indolente, ma ne ha l’aria — forse per via delle strade grandi e poco illuminate, per quel senso di spazio dilatato, di tempo dilazionato, di festa già finita. Un po’ perché la storia di Berlino è una storia tragica, e trasforma la città quasi in una persona in carne e ossa, una persona con un corpo percorso di crepe e cicatrici.

A Berlino. Con Ingeborg Bachmann nella città divisa, Ilaria Gaspari

Berlino piace anche a me per lo stesso motivo. E quindi mi ostino a seguirne i fantasmi (soprattutto attraverso la letteratura), a cercare luoghi che non esistono più per poi piangerne la mancanza, a fissare i vuoti — o i nuovi pieni — sforzandomi di immaginare com’erano un tempo.

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  1. In tedesco Ein Ort für Zufälle.[]
  2. Il titolo ricalca quello del libro che raccoglie le corrispondenze di Bachmann da Roma per la radio di Brema e gli articoli da lei scritti per alcuni giornali tedeschi.[]

Allevatrice di unicorni e dirigente di una multinazionale di idee. Da grande vorrebbe diventare ambasciatrice di sorrisi e indossare solo abiti color turchese.