A fine agosto ho lasciato Berlino per tornare in Abruzzo, dalla mia famiglia. Un mordi e fuggi fatto di tappe intermedie e piccole esperienze librose dovute al caso.

Berlino

Perché includere anche Berlino? Perché due giorni prima della partenza ho visitato la mostra del manoscritto di Kafka. Devo ringraziare la mia amica e compagna di scorribande berlinesi (e non solo) se ne sono venuta a conoscenza.

Ingresso al Martin Gropius Bau, Berlino

Tre sale in tutto: quella principale con le teche dentro le quali erano esposti, pagina per pagina, i capitoli del manoscritto; quella più piccola dove veniva proiettato il film di Orson Welles basato sul libro e uscito nel 1962; infine quella dedicata alle foto di Kafka e dei suoi familiari e, soprattutto, alle varie edizioni del libro in tutte le lingue compresa la prima edizione tedesca curata da Max Brod pubblicata nel 1925, ad un anno dalla morte dello scrittore. Foto non se ne potevano fare, ma ne trovi alcune su Gettyimages.

Kafka iniziò a scrivere il romanzo nell’agosto del 1914, a guerra già iniziata. Nel gennaio del 1915 lo aveva quasi del tutto completato. Se Il processo e altre opere di Kafka sono arrivate fino a noi lo dobbiamo al fedele amico Max Brod (1884-1968), che dopo la morte dello scrittore contravvenne alla volontà di quest’ultimo di distruggere le sue opere inedite. Max Brod ricostruì la successione delle pagine e dei capitoli di Il Processo e lo fece pubblicare dalla casa editrice berlinese Die Schmiede.

Quando fuggì dalla Germania, nel 1939, portò con sé il manoscritto in Palestina. Dopo la guerra lo donò a Esther Hoffe, sua segretaria e fidanzata, che a sua volta lo vendette nel 1988. Fu acquistato a un’asta londinese per circa 3.5 milioni di marchi dal governo federale tedesco insieme alla Fondazione culturale degli stati federali tedeschi e dallo stato del Baden-Wurttemberg.

Ho osservato attentamente la scrittura di Kafka come fossi una grafologa in cerca di qualche rivelazione sulla personalità dell’autore. Ecco qual è stata la mia descrizione della sua grafia: “corpo della scrittura piccolo ma non troppo; allunghi ascendenti e discendenti abbastanza marcati; G dalle belle asole tonde; i tagli delle T regolari e decisi; la capacità di distribuire in modo equilibrato il testo su fogli privi di righe. In generale, una grafia leggibile“.

Interessante il processo creativo per niente lineare alla base dell’opera. L’autore, infatti, non scrisse il romanzo dalla prima all’ultima pagina come ci si aspetterebbe, ma riempì diversi taccuini in modo disordinato, scrivendo anche più di un capitolo alla volta. In queste pagine spesso c’erano anche passaggi del suo diario e bozze di altri testi.

Dopo la mostra sono andata nella vicina Stresemannstraße, al civico 111, dove prima della Seconda guerra mondiale c’era l’Askanischer Hof, l’hotel in cui Kafka soggiornava durante le visite alla fidanzata Felice Bauer che viveva a Berlino. L’edificio non esiste più; al suo posto, oggi, c’è un esteso blocco di vetro e cemento, che credo ospiti negozi e uffici.

Presso l’hotel, il 12 luglio 1914, Franz Kafka incontrò Felice Bauer, che aveva portato con sé la sorella Erna e l’amica Grete Bloch. Quella visita mise fine al loro fidanzamento. Kafka, nel suo diario, descrisse l’evento come un “tribunale nell’albergo“. Si pensa che da quell’incontro sia scaturita l’idea alla base di Il processo.

Stresemannstraße111, Berlino: qui, una volta, c'era l'Askanischer Hof

Milano

Mio fratello vive a Milano da circa un anno. Una particolare congiuntura astrale (i miei in visita a Milano) e il suo compleanno mi hanno fornito un’ottima scusa per andare a trovarlo.

Duomo di Milano, facciata

Abbiamo girato la città in lungo e in largo per due giorni. C’ero già stata con un viaggio di un giorno organizzato dall’università. Una sfacchinata di cui ricordo solo la Pinacoteca di Brera, il Castello Sforzesco (vagamente) e la Galleria Vittorio Emanuele II. Tutto il resto è nebbia. Sono tornata altre volte in Lombardia, ma non nel capoluogo.

Bibliobus, milano

Cosa ho visto a Milano di particolarmente libroso? Il Bibliobus, una biblioteca itinerante. È stato mio padre a scoprirne l’esistenza e a informarmi. Così, una mattina, sono andata a curiosare. Con i suoi circa 2000 titoli, dal lunedì al venerdì, il Bibliobus raggiunge i suoi lettori in alcune piazze della città. Un’iniziativa molto utile che dovrebbe essere replicata un po’ ovunque nel nostro Paese. Cose che avrei voluto fare e non ho fatto? Tante. Avrei voluto visitare la Biblioteca Nazionale Braidense, ma le sale di lettura erano chiuse per le vacanze estive proprio in quei giorni.

Como

Il compleanno di mio fratello l’abbiamo festeggiato a Como. Dopo la tradizionale passeggiata sul lungo lago, mi sono liberata delle scarpe e, imitando i bambini accanto a me, li ho immersi in acqua sguazzando per un po’. (Ve l’ho mai detto che adoro l’acqua?). Poi, diretti verso il centro, ci siamo imbattuti in un capannone bianco straripante di libri: la 65esima edizione della fiera del libro di Como.

C’erano volumi meravigliosi, nuovi e d’antiquariato. Prima che i miei mi portassero fuori di peso, sono riuscita a comprare soltanto Arabia Felix di Thorkild Hansen (Iperborea) e Nel Paese delle Sabbie di Isabelle Eberhardt (Ibis).

Pesaro

La sosta a Pesaro di due giorni è stata organizzata in poco meno di 36 ore con l’obiettivo di rivedere dei cari amici, anch’essi in viaggio. Non ho avuto modo di “studiare” la città e preparare in anticipo avventure librose. Quindi sono andata a naso perdendomi per le vie del centro storico. Il primo giorno sono capitata di fronte alla Biblioteca Oliveriana e ho attraversato il portone d’ingresso senza pensarci due volte.

Ingresso Biblioteca Oliveriana, Pesaro

Un bibliotecario, avendo notato la mia curiosità, mi è venuto incontro, risparmiandomi la fatica di superare la timidezza per fare domande. Mi ha raccontato della biblioteca, mostrato una sala dal soffitto affrescato e dato delle utili schede informative. L’edificio nel quale è ospitata custodisce anche reperti archeologici.

È nata grazie al lascito di Annibale degli Abbati Olivieri, nel 1756, ha un patrimonio di circa 355.000 opere a stampa, tra le quali incunaboli, cinquencentine e seicentine, carte geografiche, mappe, incisioni, disegni e manoscritti.

Sempre camminando senza meta siamo capitati in via Castelfidardo, dove ci sono ben due librerie degne di nota. Una sta al civico 11 e si chiama Sumo. Vende prevalentemente libri di seconda mano e testi ormai introvabili, ma anche nuovi titoli. Avrei passato ore a curiosare fra i volumi a disposizione.

Libreria Sumo, Pesaro, interno

Dopo aver chiacchierato un po’ con il titolare, che mi ha anche mostrato una vecchia copia delle fiabe dei fratelli Grimm in lingua tedesca, sono uscita da lì con un libro pubblicato nel 1972 da Editrice Janus di Bergamo — una casa editrice non più in attività —, Russia racconti e leggende scritto da Charles Downing e uscito originariamente in Inghilterra nel 1956.

Al civico 58/60, sull’altro lato della strada c’è invece Il Catalogo. Ha di tutto, libri vecchi e nuovi. Non ho potuto curiosare a lungo, però mi sono portata via Atlante leggendario delle strade d’Islanda (avevano tanti libri Iperborea).

Dove mangiare a Pesaro: abbiamo mangiato del buon pesce cullati da rumore delle onde del mare da Il Moletto.

Urbino

Abbiamo visitato Urbino, perla marchigiana che da Pesaro dista circa 40 minuti in macchina, dedicandole mezza giornata, Palazzo Ducale incluso. Federico da Montefeltro, duca della città dal 1474 al 1482, istituì una ricca biblioteca presso il Palazzo Ducale, acquisita in seguito dalla Biblioteca apostolica vaticana.

Urbino, vista panoramica della città dalla fortezza

Grazie all’influenza del duca, la cittadina divenne un punto di riferimento per la produzione libraria, dando vita a una importante tradizione legata ai mestieri del libro (decorazione, stampa, restauro e conservazione).

Oggi, con circa 15.000 abitanti e migliaia di studenti, Urbino conta diverse biblioteche universitarie e librerie. È sede di una scuola del libro nata nel 1923, sviluppatasi a partire dall’Istituto di belle arti, attivo dal 1864.

Ogni mercoledì, sotto i portici del Corso Garibaldi, si tiene il mercatino del libro antico (dalle ore 9 alle 18) e da quattro anni la città è protagonista di un festival Urbino e le città del libro.

Dove mangiare a Urbino: abbiamo optato per l’opzione “un panino e via”. Da un libraio ci è stato suggerito un locale giusto alle porte della città, in via Giacomo Matteotti, Canyon Fastfood. Super consigliato per chi è alla ricerca di un boccone veloce in un posto accogliente.

Il caldo non fa per me

Questa piccola vacanza a tappe era dedicata non tanto ai luoghi, quanto alle persone: amici, famiglia. Avendo poco tempo a disposizione, ho preferito vivere le strade, gli scorci, le atmosfere dei posti visitati usando il mio mezzo di locomozione preferito: i piedi (a Urbino però ci siamo andati in macchina).

Credit: lettureinviaggio 

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Allevatrice di unicorni e dirigente di una multinazionale di idee. Da grande vorrebbe diventare ambasciatrice di sorrisi e indossare solo abiti color turchese.