Il ponte del Corno d’Oro racconta le avventure di una giovane ragazza turca tra Berlino e Istanbul. Pubblicato per la prima volta nel 1998, è ispirato alle vicende autobiografiche dell’autrice, Emine Sevgi Özdamar, attrice, regista e scrittrice turco-tedesca molto nota in Germania.

È il 1966 quando la protagonista e voce narrante della storia lascia la Turchia per trasferirsi a Berlino Ovest e lavorare come operaia presso la Telefunken1. Stabilitasi in un convitto femminile sulla Stresemannstraße, vive con altre donne turche impiegate nella stessa fabbrica. Ha 18 anni, tanta nostalgia di casa, non parla tedesco e vuole diventare attrice. È piuttosto sprovveduta, ma anche decisa a realizzare i propri sogni.

Le strade di Berlino avevano molti vuoti: ecco una casa, poi veniva un buco in cui abitava soltanto la notte, poi di nuovo una casa dalla quale era cresciuto fuori un albero. Passare di notte per i buchi di Berlino era come perderci la vita. Angela, Ataman e io camminavamo allora come pecore uno accanto all’altro. Se avessimo parlato, forse la notte che stava in quei buchi come una grande lama di rasoio avrebbe tagliato i nostri corpi. La vita tornava solo quando ci fermavamo a un incrocio e il semaforo era rosso o verde.

IL PONTE DEL CORNO D’ORO, EMINE SEVGI ÖZDAMAR

Parte con l’intenzione di trattenersi un anno e mettere da parte il denaro necessario per pagarsi la scuola di recitazione. Dopo varie esperienze nella capitale tedesca, un breve intermezzo parigino e un soggiorno sul Lago di Costanza, torna a Istanbul. In questo arco di tempo che copre quasi dieci anni, avviene la sua maturazione sessuale e intellettuale in un susseguirsi di ruoli sempre diversi, di incontri e libri letti.

“Le strade e la gente erano per me come un film, però io non recitavo in quel film. Io vedevo la gente, ma loro non vedevano noi. Noi eravamo gli uccellini che volano chissà dove, ogni tanto si posano per terra e poi riprendono a volare.”

IL PONTE DEL CORNO D’ORO, EMINE SEVGI ÖZDAMAR

Il romanzo è diviso in due parti: la prima è ambientata prevalentemente a Berlino, la seconda racconta la sua vita a Istanbul, dove torna per studiare recitazione. Qui frequenta intellettuali di sinistra, consolida l’appartenenza al socialismo, assiste alle lotte studentesche che spargono sangue per le strade di Istanbul e compie un viaggio fino al confine turco-persiano-iracheno.

A poco a poco il ritmo della narrazione, che nella prima parte sembra più lento, prende slancio sollecitato dal susseguirsi degli eventi: alla vita monotona alloggio-lavoro-alloggio del pensionato sulla Stresemannstraße si sostituiscono presto nuove esperienze e incontri; al punto di vista di chi emigrando altrove deve imparare molte cose da capo e osserva il mondo come se lo vedesse per la prima volta si sostituisce una graduale dimestichezza con la lingua e con la cultura del paese ospitante. La nuova identità si somma a quella preesistente, i due mondi si fondono e lei diventa un ponte.

Mia madre ha detto: «Ha imparato il tedesco. Una lingua è una persona, due lingue sono due persone». Mio padre ha detto: «È volata in Alamania come usignolo e vi è diventata un pappagallo. Ha imparato il tedesco. Ora è un usignolo turco e, insieme, un pappagallo tedesco».

IL PONTE DEL CORNO D’ORO, EMINE SEVGI ÖZDAMAR

Lo stile di Emine è originale e immediato. Ha un tocco leggero e poetico, che incanta e diverte, che mescola elementi diversi creando una lingua dal sapore di fiaba. Da Istanbul a Berlino e ritorno e da una riva all’altra del Bosforo, la protagonista trasporta suoni, voci, parole. Attraverso le sue vicende, inserite in un periodo storico fortemente polarizzato, carico di tensioni e spinte verso il cambiamento, Emine ci parla di identità, integrazione, tolleranza ed emancipazione, della ricchezza che scaturisce dall’incontro fra culture e del potere trasformativo della letteratura.

“La povertà camminava per le strade come una malattia contagiosa. […] Lungo le strade ripide c’erano molti venditori di libri. […] In quegli anni tutti gli uccisi, gli strangolati, i decapitati, tutti quelli che non erano morti nei loro letti sono risorti. La povertà camminava per le strade e le persone che in vita loro avevano voluto fare qualcosa per contrastarla ed erano state per questo uccise giacevano ora come libri sulle strade. Bastava chinarsi, comperarli, e così molti uccisi sono entrati nelle abitazioni, si sono raccolti sugli scaffali, accanto ai cuscini, e sono diventati abitanti delle case. Le persone che chiudevano e aprivano gli occhi con quei libri, di mattina tornavano nelle strade come Lorca, Sacco e Vanzetti, Robespierre, Danton, Nazim Hikmet, Pir Sultan Abdal, Rosa Luxemburg.”

IL PONTE DEL CORNO D’ORO, EMINE SEVGI ÖZDAMAR

Bio e opere

Emine Sevgi Özdamar è un’attrice, regista e scrittrice tedesca nata a Malatya, in Turchia, nel 1946. Tra il 1967 e il 1970 ha frequentato una scuola di teatro a Istanbul e negli anni ’70 ha lavorato a Berlino presso il teatro Volksbühne come assistente del regista svizzero Benno Benson (1922-2006). È autrice di testi teatrali, romanzi e racconti e ha vinto diversi premi letterari. Vive a Berlino.

Il ponte del Corno d'oro, copertina del libro

Oltre a Il ponte del corno d’oro2, tradotto da Umberto Gandini e pubblicato nel 2010 dalla casa editrice Ponte alle Grazie, di questa autrice sono state pubblicate in italiano due raccolte di racconti: La lingua di mia madre3, tradotto da Silvia Palermo (Palomar, 2007) e Il cortile nello specchio. Bicicletta sul ghiaccio, a cura di Stefania Sbarra, (Cafoscarina, 2018). Silvia Palermo ha tradotto anche l’opera teatrale Perikizi. Un Sogno per Liguori, 2016. Per quanto riguarda le pubblicazioni in altre lingue vi segnalo il romanzo autobiografico Life is a Caravanserai – Has Two Doors – I Came in One – I Went Out the Other, 20004 di cui potete leggere qui una recensione a cura di Graziella Perrone per la rivista Mezzocielo.

Per approfondire:

  • Una scheda sulla scrittrice curata da Silvia Palermo. Contiene informazioni biografiche, la lista delle opere in lingua originale e di quelle tradotte, la filmografia e una selezione di libri da leggere per approfondire.
  • Emine Sevgi Özdamar è una delle artiste di cui si parla in un libro di Sandra Poli pubblicato nel 2018 da Mimesis L’occidente transculturale al femminile. Emine Sevgi Özdamar, Rita Ciresi e Yasemin Samdereli.
  • Un articolo de Il Manifesto sulla raccolta di racconti Il cortile nello specchio. Bicicletta sul ghiaccio.
  • Una lettura utile per approfondire la scrittura di Emine e il tema della “letteratura interculturale” in Germania è I colori sotto la mia lingua di Eva-Maria Thüne & Simona Leonardi su Sagarana.
  1. Fra gli anni ’50 e ’70 del secolo scorso, la Germania, bisognosa di forza lavoro per le sue industrie, stipulò accordi con diversi paesi. La manodopera proveniva da Italia, Grecia, Spagna, Turchia, Marocco, Portogallo, Tunisia ed ex-Jugoslavia. Questi lavoratori erano chiamati Gastarbeiter, letteralmente “lavoratori ospiti”.[]
  2. Titolo originale: Die Brücke vom Goldenen Horn[]
  3. Questo libro al momento è introvabile[]
  4. Titolo originale: Das Leben ist eine Karawanserei – hat zwei Türen – aus einer kam ich rein – aus der anderen ging ich raus[]