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Non ho mai scritto una parola che non provenisse dal mio cuore. E mai lo farò” affermò Nellie Bly, la giornalista americana che sul finire dell’Ottocento scosse dal torpore il mondo della carta stampata con le sue inchieste sotto copertura e divenne famosa per il rocambolesco giro del mondo in meno di ottanta giorni.

Nellie Bly, pseudonimo di Elizabeth Cochran, nacque a Burrel, Pennsylvania, nel 1864, terza di cinque figli di seconde nozze. Michael Cochran, ricco commerciante molto stimato dalla comunità, ne aveva avuti altri 10 dal primo matrimonio.

Quando il padre morì, Elizabeth era ancora una bambina. Al dramma emozionale si aggiunsero le difficoltà economiche. E a tre anni di distanza dalla scomparsa del marito, la madre si risposò con John Jackson Ford, un veterano della guerra civile.

Ford era un uomo violento, senza nessuna voglia di lavorare. I due divorziarono nel 1877. Quei cinque anni turbolenti insegnarono a Elizabeth che la sua indipendenza veniva prima di tutto e che lei, a differenza della madre e di molte altre donne dell’epoca, sarebbe bastata a se stessa.

Sognava di fare l’insegnante e nel 1879 si iscrisse alla Indiana Normal School, ma presto abbandonò gli studi per mancanza di denaro. L’anno successivo si trasferì in un sobborgo di Pittsburgh con il resto della famiglia.

Sperava che lì, nella Steel City, sarebbe stato facile trovare un’occupazione. Aveva 16 anni e nessuna intenzione di sposarsi. Cercò a lungo un impiego stabile come commessa o segretaria, ma dovette arrangiarsi per anni con lavori saltuari.

Il rompicapo delle ragazze

Oltre ai libri, che divorava, Elizabeth leggeva con interesse anche il Pittsburg Dispatch, uno dei più vecchi quotidiani della città. Nel 1885 inviò una lettera al giornale in risposta a un articolo di Erasmus Wilson, che relegava il ruolo della donna alla sfera domestica.

La lettera, firmata Lonely Orphan Girl, stava quasi per essere cestinata, ma Wilson decise di passarla al direttore, George Madden. Madden ne rimase colpito. Avrebbe cercato la “piccola orfana solitaria” per invitarla in redazione e proporle un articolo retribuito.

Si aspettava un uomo, perciò fu sorpreso quando si ritrovò davanti una ragazza di 21 anni. Il pezzo, pubblicato il 25 gennaio 1885, si intitolava Il rompicapo delle ragazze.

Elizabeth incarnava un mondo che stava cambiando velocemente e parlava a un nuovo tipo di lettore, affamato di storie. Madden le offrì un posto al Dispatch, consigliandole di usare uno pseudonimo. Qualcuno suggerì Nellie Bly, come la protagonista della famosa canzone di Stephen Foster.

Un nuovo tipo di giornalismo

Durante i due anni al Dispatch, Nellie inaugurò un nuovo tipo di giornalismo: quello delle inchieste sotto copertura. A interessarla erano soprattutto le categorie sociali più deboli, prive di mezzi e con pochi diritti.

Le sue inchieste agitavano gli animi. Qualcuno la criticava, altri la apprezzavano. Era una mina vagante, che Madden, preoccupato delle conseguenze per il suo quotidiano, cercò di disinnescare più volte. Affidarle articoli di costume e società, però, non faceva che accrescere il malcontento di Nellie.

Prima di tentare la fortuna altrove, andò in Messico insieme alla madre per raccontare il paese ai lettori del Dispatch. Non restò nella capitale, come le colleghe, ma si spinse nei villaggi interni e nelle zone rurali. L’esperienza si concluse con la sua espulsione perché in un articolo aveva criticato il governo di Porfirio Diaz.

Nel 1887 si trasferì a New York. Cercò lavoro per tre mesi. Aveva quasi terminato tutti i suoi risparmi quando fu assunta dal New York World di Pulitzer.

Fare breccia su Pulitzer e sul suo braccio destro, John Cockerill, non fu facile. Con una buona dose di determinazione e faccia tosta, ottenne un secondo colloquio con Cockerill (il primo era andato male) e gli propose due stunt.

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Tra questi c’era l’ormai ben nota inchiesta sul manicomio femminile di Blackwell Island. Avrebbe finto di essere pazza per farsi internare e dopo dieci giorni sarebbero venuti a prenderla. L’esperienza nel manicomio è raccontata in Ten Days in a Mad-house (Dieci giorni in manicomio, Edizioni Clandestine, 2017).

Al World Nellie fu inarrestabile e mise a segno stunt memorabili. Era convinta che lo scopo del giornalismo fosse quello di apportare cambiamenti positivi nella società. Alle grandi analisi preferiva l’esperienza diretta dei fatti. Inchieste e interviste erano la sua specialità.

Aveva la lingua tagliente, faceva domande scomode ed era una donna in un mondo a misura d’uomo. Nonostante la bravura e la dedizione al lavoro, anche al World si ritrovò spesso a doversi occupare di costume e società.

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Nellie Bly vs Phileas Fogg

La mattina del 14 novembre 1889 Nellie salpò da New York a bordo dell’Augusta Victoria con l’obiettivo di compiere il giro del mondo in meno di ottanta giorni. Ebbe solo 48 ore per prepararsi al viaggio che l’avrebbe resa famosa.

L’idea di sfidare il personaggio letterario nato dalla penna di Jules Verne, Phileas Fogg, le era venuta in mente l’anno precedente, ma il direttore del World l’aveva inizialmente respinta perché riteneva che non fosse un’impresa adatta a una donna.

L’esperienza è raccontata nel libro Around the world in seventy two days. Le tappe dell’itinerario furono Londra, Calais, Brindisi, Port Said, Ismailia, Suez, Aden, Colombo, Penang, Singapore, Hong Kong, Yokohama e San Francisco.

A Londra ritirò il passaporto, ad Amiens incontrò i coniugi Verne. Quando visitò lo studio del famoso scrittore restò stupita dalla sua semplicità. L’autore di Il giro del mondo in 80 giorni e altri grandi successi partoriva i suoi romanzi in un ambiente “piccolo e spoglio”, fuori dal quale c’era un’enorme biblioteca.

Il Cosmopolitan, la rivista fondata nel 1886 da Paul J. Schilcht, decise di sfruttare l’avventura di Nellie per aumentare le vendite e annunciò che una delle loro firme più importanti, Elisabeth Bisland, avrebbe fatto il giro del mondo nella direzione opposta. Nellie lo seppe solo a metà percorso.

In alcuni porti ebbe tempo sufficiente per visitare i dintorni. Come a Port Said, in Yemen, a Colombo e a Hong Kong. Di una cosa si pentì: non avere con sé una macchina fotografica.

Gli imprevisti non mancarono e lei temette di non farcela. Quando poteva inviava telegrammi al World, che indisse un concorso per tenere alta l’attenzione dei lettori sul viaggio di Nellie: si chiedeva loro di indovinarne la durata.

Quando sbarcò a San Francisco il 21 gennaio 1890 fu accolta come un’eroina. Tornò a New York dopo quattro giorni e mezzo di treno, su un convoglio riservato a lei. Aveva impiegato 72 giorni, 6 ore, 11 minuti e 14 secondi, riuscendo a battere anche Elisabeth Bisland.

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Conferenziera, manager e inviata di guerra

Nonostante il successo dell’impresa, non ottenne dal World il riconoscimento sperato. E già prima di licenziarsi aveva avviato un’attività piuttosto lucrosa: tenere conferenze nelle quali raccontava il suo viaggio intorno al mondo.

Dopo un intermezzo fallimentare come scrittrice di romanzi popolari per un settimanale newyorkese, un periodo di crisi e isolamento e un nuovo contratto con il World, che nel frattempo aveva cambiato direzione più volte, si sposò con il ricco industriale Robert Seaman. Era il 1895: lei aveva 31 anni, lui 73.

Dal 1899 al 1911 guidò l’azienda del marito (che morì nel 1904). Svestiti i panni della giornalista, indossò quelli della manager. Furono anni di grande vitalità durante i quali si impegnò per migliorare la vita dei suoi dipendenti, sul lavoro e fuori.

Dopo l’ennesimo rovescio di fortuna, a causa del quale si ritrovò coinvolta in una battaglia legale, inseguita da banche e creditori, nel 1912 tornò a scrivere per un grande quotidiano, l’Evening Journal, e allo scoppio della Prima guerra mondiale, trovandosi già in Europa, partì per il fronte orientale come corrispondente del governo austriaco.

All’eccitazione iniziale si sostituì presto l’orrore. Nellie era sempre più convinta che il giornalismo aveva senso solo se messo al servizio della società. Per un anno si impegnò a raccogliere fondi per vedove e orfani di guerra.

Date prima soccorso, poi indagate (Nellie Bly) Condividi il Tweet

Quando tornò a New York, nel 1919, il suo vecchio mondo non c’era più, perché nel frattempo un altro grande colpo di scena ne aveva scosso le fondamenta.

Trascorse gli ultimi anni della sua vita lavorando per il Journal, dove teneva una rubrica in cui dispensava consigli, rifletteva sui temi e le domande che gli venivano sottoposte e faceva quello che le riusciva meglio: aiutare la gente. Sfruttando la sua fama, metteva in contatto chi aveva bisogno di aiuto con chi poteva offrirlo.

Se ne andò nel 1922. Nell’articolo del Journal che ne annunciava la morte, il suo amico e collega Arthur Brisbane scrisse: “Il suo cuore era sempre dalla parte dei più deboli“. Uno dei crateri di Venere è dedicato a lei.

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Un vento impetuoso e sferzante

Dove nasce il vento + Danemia @artelori 2013

A questa donna straordinaria, che ha ancora tanto da dirci, è dedicato un libro letto di recente Dove nasce il vento. Vita di Nellie Bly a free American girl (Bompiani Overlook, 2018), scritto da Nicola Attadio, autore e conduttore su Radio 3 di Vite che non sono la tua.

A metà strada tra biografia e romanzo, Dove nasce il vento è ispirato alla vita e agli articoli di Nellie Bly. Ne ripercorre le inchieste e le interviste più importanti, offrendo allo stesso tempo degli appigli per comprendere il contesto in cui si mosse.

La particolarità del libro sta nel tentativo di entrare nei pensieri di Nellie, capire cosa si agitava nel suo cuore. Vi consiglio di leggerlo se siete interessati a conoscerla un po’ meglio. In seguito potreste approfondire con i libri scritti da lei. In rete ci sono tante risorse gratuite. Io, per esempio, oltre a quello di Attadio, sto leggendo Around the world in seventy two days, scaricabile in formato ePub e Kindle.

P.S. Regalerei volentieri un libro come questo alla me adolescente, insicura impacciata inconsapevole e bisognosa di modelli a cui ispirarsi. Magari l’esempio di Nellie le avrebbe dato coraggio e insegnato a non aver paura né del mondo intorno a lei né dei cambiamenti, a lavorare sodo per un obiettivo e a dare più valore all’indipendenza. Regalate questo libro alle vostre nipoti figlie cugine sorelle adolescenti (o alle ventenni confuse che non credono in se stesse). Forse lo apprezzerebbero, come lo avrei (e ho) apprezzato io.

Blyosamente Vostra
Katy Poppins