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Il 14 settembre 1869, a cento anni dalla sua nascita, da un capo all’altro del mondo si svolsero i festeggiamenti in onore del grande scienziato-esploratore tedesco Alexander von Humboldt.

Fuochi d’artificio illuminavano il cielo di Alessandria d’Egitto, bandiere colorate ornavano i battelli al largo del fiume Hudson, poster con il volto dello scienziato coprivano interi edifici newyorkesi; ovunque si tennero discorsi e cene, si organizzarono parate e concerti.

Il più grande di tutti gli uomini dal diluvio universale”, come lo aveva definito Federico Guglielmo IV re di Prussia, era morto 10 anni prima all’età di 89 anni, dopo una vita avventurosa dedita alla conoscenza e alla divulgazione.

Spirito intrepido e irrequieto dalla curiosità sconfinata; mente agile e acuta in un corpo instancabile; poliglotta dalla lingua veloce e tagliente; scienziato-poeta che raccontò il mondo come nessun altro prima di lui, rese la scienza “popolare e accessibile a tutti e, da ecologista ante litteram qual era, cambiò per sempre la concezione della natura, influenzando le generazioni future: questo, in sintesi, fu Humboldt.

L'infinito dello spazio, come hanno detto i poeti in tutte le lingue, si riflette dentro di noi (Alexander von Humboldt) Condividi il Tweet

Nel 1802, sul Chimborazo, un vulcano inattivo dell’Ecuador, dopo un’ascensione molto rischiosa e difficile, ebbe l’intuizione rivoluzionaria che stava cercando: “la natura è un insieme vivente” dove tutto è “interazione e reciprocità”. Aveva compreso che la natura si può capire veramente solo attraverso l’immaginazione e una visione interdisciplinare.

Chimborazo, Ecuador

Per illustrare questa nuova idea della natura, definita Naturgemälde, disegnò una sezione trasversale del vulcano sulla quale distribuì le piante in base all’altitudine, come le aveva trovate durante la scalata. 

Il disegno fu incluso in Saggio sulla geografia delle piante, pubblicato nel 1807, il primo di 34 volumi che avrebbero costituito Viaggio alle regioni equinoziali del nuovo continente.

Durante la leggendaria spedizione in Sud America (1799-1804) raccolse una mole di dati e di esemplari di piante. Misurò, osservò e annotò tutto; criticò il disastroso sfruttamento delle risorse naturali nei territori coloniali, la distruzione delle foreste, la schiavitù. Predisse i cambiamenti climatici tra le conseguenze negative della deforestazione.

I libri di Humboldt ebbero un’influenza enorme su letterati, artisti e scienziati, tra i quali Charles Darwin, Henry David Thoreau, George Perkins Marsh, Ernst Haeckel, John Muir, Samuel Taylor Coleridge, William Wordsworth e Johann Wolfgang Goethe.

Eppure sua madre aveva previsto per lui una vita diversa. Rimasta vedova nel 1778, Marie Elisabeth, figlia di un ricco industriale, desiderava che i figli, Wilhelm, il maggiore, e Alexander, diventassero funzionari statali.

Furono seguiti privatamente dai migliori precettori in circolazione imbevuti di idee illuministe. A differenza del fratello, un ragazzo diligente e studioso, Alexander si sentiva a proprio agio solo in mezzo alla natura.

Tutto è interazione e reciprocità (Alexander von Humboldt) Condividi il Tweet

Completò gli studi a Francoforte sull’Oder, a Gottinga, Amburgo e Freiberg. Diventato ispettore minerario, una professione che gli permetteva di viaggiare e assecondare l’interesse per la scienza e la geologia, continuava a sognare di esplorare terre lontane.

Ma fra i suoi sogni e la loro realizzazione c’era di mezzo la severità materna. Quando Elisabeth morì, nel 1796, si sentì finalmente libero di seguire le proprie aspirazioni senza rimorsi e cominciò a cercare una spedizione a cui potersi unire.

Impiegò tre anni prima di lasciare l’Europa. Si rivolse agli inglesi, ai francesi e agli spagnoli. Questi ultimi gli diedero il permesso di viaggiare nelle loro colonie sudamericane ma non il supporto economico.

All’età di 29 anni si imbarcò per il Sud America insieme al botanico francese Aimé Bonpland. L’obiettivo di Humboldt era scoprire come “tutte le forze della natura sono intrecciate e interconesse“. E ci riuscì.

Tornato in Europa, dopo cinque anni di assenza, fu accolto come un eroe. Aveva con sé circa 60.000 esemplari di piante, taccuini, schizzi e studi. Trascorse gli anni seguenti a ordinare i dati raccolti e a divulgarli attraverso libri destinati a lasciare il segno.

Alexander von Humboldt, ritratto

Nonostante l’agenda sempre piena di impegni e l’intensa vita sociale, in Europa non si sentiva a casa. Tentò più volte, invano, nel corso degli anni, di convincere la Compagnia delle Indie Orientali a lasciarlo andare sull’Himalaya per completare la Naturgemälde.

Nel 1827 gli si presentò l’opportunità di esplorare la parte orientale del territorio russo a spese dello zar Nicola I. Fu la sua ultima spedizione e durò nove mesi. Aveva 59 anni.

Tornato in Germania, continuò a dividersi fra gli impegni alla corte prussiana di Berlino e la pubblicazione della sua opera più ambiziosa e impegnativa, Cosmos, di cui uscirono 5 volumi a partire dal 1854. Il primo, un bestseller, conduceva i lettori in un viaggio dallo spazio al nucleo della terra. Il secondo, invece, gli raccontava la storia dell’uomo.

Cosmos era diverso da qualsiasi altro libro visto fino ad allora e diffuse la fama dello scienziato tedesco anche in Nord America, influenzando due generazioni di artisti, scrittori, poeti e scienziati statunitensi.

Nonostante le sue finanze scarseggiassero a causa dei debiti accumulati negli anni, continuò ad aiutare esploratori e scienziati consigliando loro dove andare, scrivendo lettere di raccomandazione e sostenendoli economicamente.

La natura è un insieme vivente (Alexander von Humboldt) Condividi il Tweet

Quando morì, nel 1859, “una violenta emozione si propagò in tutto il mondo”. A Berlino migliaia di persone vestite a lutto seguirono il grandioso funerale di stato organizzato per Humboldt, la cui fama crebbe nei due decenni successivi.

Goethe, che lo conobbe nel 1794 e ne influenzò le future riflessioni sulla natura, lo aveva paragonato a una “fontana con tante cannelle da cui fluiscono all’infinito rivoli rinfrescanti e noi non dobbiamo fare altro che mettervi sotto i nostri recipienti”. I suoi contemporanei lo definivano “l’uomo più famoso al mondo dopo Napoleone“.

Oggi, però, è un eroe dimenticato. Resiste solo il suo nome: ovunque nel mondo gli sono state dedicate piazze, strade, fiumi, parchi, piante, animali, montagne, laghi.

I motivi sono diversi secondo Andea Wulf, autrice di L’invenzione della natura. Fra questi c’è il sentimento anti-tedesco che si diffuse a partire dalla Prima guerra mondiale. Inoltre, agli inizi del XX secolo, la sua visione interdisciplinare della natura che univa scienza, arte e poesia non trovava spazio all’interno di una comunità scientifica sempre più settoriale.

A differenza degli uomini, però, le idee sono indistruttibili, sopravvivono a coloro che le hanno formulate e vengono trasportate lontano, assorbite, rielaborate, arricchite e riproposte oppure, sotto forma di silenziose sorgenti sotterranee, alimentano la fonte a cui tutti si dissetano.

Le idee di Humboldt hanno posto le basi dell’ecologia e le sue intuizioni sulla connessione tra ambiente, società, economia e politica sono molto attuali. Forse, suggerisce Wulf, “è il momento, per noi e per il movimento ambientalista, di rivendicare Alexander von Humboldt come il nostro eroe”.

Il libro

The Invention of Nature. Alexander von Humboldt’s New World, scritto da Andrea Wulf, è stato pubblicato nel Regno Unito e negli USA nel 2015. L’invenzione della natura. Le avventure di Alexander Von Humboldt, l’eroe perduto della scienza è l’edizione italiana tradotta da Lapo Berti, uscita quest’anno per i tipi di Luiss.

Un volume di 518 pagine diviso in cinque parti che ripercorre il viaggio delle idee humboldtiane, dalla loro nascita alla loro evoluzione. Wulf, storica e scrittrice, ci consegna un ritratto dello scienziato completo e minuzioso che non esclude contraddizioni, difetti e stranezze e non perde mai di vista il contesto culturale, scientifico e politico entro il quale si mosse.

Desiderosa di restituirgli il posto che merita fra tutti coloro che nel corso della storia hanno lasciato il segno, l’autrice si sofferma anche sulla portata delle sue idee e sulla loro attualità. Il tutto all’interno di una narrazione ben organizzata e avvincente che porta il lettore a sviluppare ammirazione e simpatia per questo straordinario scienziato-esploratore cittadino del mondo.

E ora a noi!

Con L’invenzione della natura è stato amore a prima vista; provvidenziale il Google Alert che quotidianamente mi segnala notizie relative ai libri. Ho concluso questa lettura a malincuore, con un’inspiegabile nostalgia mista a un senso di gratitudine e meraviglia per Humboldt. È un libro imperdibile se amate la natura, le storie avventurose e le biografie di uomini e donne straordinari.

E voi, lettori in viaggio, conoscete Alexander von Humboldt? Avete letto questo libro e/o quelli scritti da lui?

P.S Per finire qualche risorsa: nel primo video Andrea Wulf presenta il libro; il secondo invece è un documentario su Humboldt di circa 50 minuti prodotto dalla BBC. Buona visione!

Immagini: Chimborazo: Bernard Gagnon | Ritratto di Alexander von Humboldt (1806) di Friedrich Georg Weitsch su Wikimedia Commons