Jamaica Inn: in Cornovaglia con Daphne Du Maurier

Avete presente Doc Martin, la serie televisiva trasmessa da RAI 3 tra il 2010 e il 2015? La guardavo insieme a papà la domenica mattina. Ad affascinarci erano i luoghi nei quali è stata girata: Port Isaac e dintorni, in Cornovaglia.

In seguito mi sono appassionata a Poldark, la serie televisiva trasmessa dalla BBC a partire dal 2015, basata sulla saga di Winston Graham (1908-2003) ambientata nella meravigliosa contea inglese.

Ci ho messo un po’ per passare dal piccolo schermo alla letteratura, ma alla fine ce l’ho fatta: qualche giorno fa ho terminato il libro Jamaica Inn di Daphne Du Maurier.

Ho trovato opinioni molto contrastanti su questo romanzo: c’è chi lo ha amato e chi lo ha trovato addirittura noioso. Cosa ne penso io? Ve lo dico fra un po’.

Uno sguardo alla trama

It was a cold grey day in late November. The weather had changed overnight, when a backing wind brought a granite sky and a mizzling rain with it, and although it was now only a little after two o’clock in the afternoon the pallor of a winter evening seemed to have closed upon the hills, cloaking them in mist. Jamaica Inn - Daphne Du Maurier

Cornovaglia, 1815: Mary Yellan è una ragazza di 23 anni, che rimasta sola dopo la morte della madre si trasferisce da sua zia Patience, sorella materna.

Patience è la moglie di Joss Merlyn, proprietario del Jamaica Inn, la taverna dove vivono, un luogo isolato circondato dalla brughiera, a 12 miglia di distanza da Bodmin.

Mary non vede la zia da molto tempo; la ricorda bella e solare. Lo zio, invece, non lo conosce affatto. Al suo arrivo la ragazza si ritrova catapultata in un incubo: scopre che lui è alcolizzato, pericoloso e nasconde terribili segreti, mentre la zia, soggiogata dal marito, vive nel terrore ed è l’ombra di se stessa.

Coraggiosa e determinata a portarla via da quel posto, Mary impara a tenere testa a Joss Merlyn. Nel frattempo, però, ne scopre i loschi traffici e si ritrova intrappolata in una situazione più grande di lei dalla quale è impossibile uscire senza cicatrici.

Altri personaggi fanno la loro comparsa, tra questi un uomo di cui Mary si innamora pur rappresentando tutto ciò che ha sempre odiato e disprezzato.

Il mio rapporto con Jamaica Inn

Ho “divorato” Jamaica Inn in lingua originale (edizioni Virago). Nell’introduzione al libro, la scrittrice inglese Sarah Dunant afferma:

[...] by the time Daphne Du Maurier wrote Jamaica Inn at the comparatively young age of 29, she too, already had something of darkness about her. She was, in fact, well on her way to Rebecca. Jamaica Inn, introduzione - Sarah Dunant

Jamaica Inn, pubblicato nel 1936, è il quarto romanzo dell’autrice; Rebecca, uscito due anni dopo, ha avuto subito un grande successo. Da entrambi, oltre che dal racconto Gli uccelli — scritto negli anni ‘50 —, il regista britannico Alfred Hitchcock ha tratto dei film, rispettivamente nel 1939 e nel 1940.

L’atmosfera di Jamaica Inn è gotica, la storia ricca di suspense e azione. I riferimenti alle opere delle sorelle Brontë sono evidenti (la brughiera spazzata dal vento, le figure maschili dal lato oscuro, le atmosfere cupe). La scena d’apertura si ispira a quella iniziale di Dracula di Bram Stoker.

I personaggi, contraddittori e non privi di fragilità, vanno contestualizzati per poter essere capiti, ma non sono riuscita ad immedesimarmici del tutto. Anche la protagonista, a volte, mi ha lasciata perplessa, pur avendone apprezzato l’indipendenza, la caparbietà e la capacità di restare fedele a se stessa.

Mary al termine del romanzo è una ragazza più consapevole: ha imparato che le apparenze ingannano, che il coraggio ha un prezzo e che tutto è sempre molto relativo. I suoi ideali di giustizia e onestà, infatti, vengono messi a dura prova.

Spoiler: di romantico, nel rapporto con l’uomo che inaspettatamente entra nella sua vita, c’è ben poco. In compenso, però, il sessismo, al quale nemmeno la protagonista si sottrae, è una costante. Mary e gli altri personaggi sono figli del proprio tempo e questo non bisogna dimenticarlo.

Il paesaggio, aspro e selvaggio, non fa da sfondo agli avvenimenti: è protagonista. Riflette lo stato d’animo dei personaggi, dei loro traffici clandestini, delle loro contraddizioni, ma ha vita propria, come la taverna al centro della narrazione.

Se non avete mai letto nulla di Daphne Du Murier (e amate le atmosfere sinistre e misteriose) potreste iniziare proprio da questo libro come ho fatto io. Perché ve lo consiglio? Perché è un classico, scorre bene, è ambientato in Cornovaglia e si presta a un bel viaggio letterario; inoltre racconta di cose che accadevano veramente in quegli anni (contrabbandieri, naufragi e navi depredate).

I luoghi

Du Maurier amava la Cornovaglia, che fa da sfondo a molte delle sue opere. I genitori negli anni ‘20 acquistarono una casa per le vacanze a Bodinnick, dove la scrittrice soggiornava in solitudine per lunghi periodi. Qui nacque Spirito d’amore, il suo primo romanzo. Successivamente visse a Menabilly con marito e figli, e poi a Kilmarth, da sola.

La taverna a cui si ispirò per Jamaica Inn esiste veramente, si trova sulla strada che da Bodmin porta a Launceston.

Jamaica Inn, esterno

Bodmin, Launceston, Altarnun, Helford, Tamar sono luoghi reali. Ecco come viene descritta Launceston, oggi un paese di circa settemila abitanti:

This was a gay and happy world to Mary. The town was set on the bosom of a hill, with a castle framed in the centre, like a tale from old history. There were trees clustered here, and sloping fields, and water gleamed in the valley below. The moors were remote; they stretched away out of sight behind the town, and were forgotten. Launceston had reality; these people were alive. Christmas came into its own again in the town and had a place amongst the cobbled streets, the laughing jostling crowd, and the watery sun struggled from his hiding-place behind the grey banked clouds to join festivity. Jamaica Inn - Daphne Du Maurier

Launceston, con la sua vitalità e gaiezza, il castello appollaiato sulla collina e le strade acciottolate, è un’isola rassicurante e gioiosa che offre a Mary qualche ora di leggerezza e buonumore; una pausa dall’atmosfera pesante e quasi surreale della taverna.

L’autrice

Daphne Du Maurier è stata una celebre scrittrice inglese. Nacque a Londra nel 1907. Figlia di una famiglia dell’alta borghesia, studiò a Parigi e a Berlino. Il suo primo romanzo Spirito d’amore venne pubblicato nel 1931. Sette anni dopo uscì Rebecca

Nel 1939 si trasferì ad Alessandria d’Egitto insieme al marito sir Frederick Arthur Montagne Browning, maggiore dell’esercito. Rientrati in Inghilterra nel 1943, si stabilirono a Menabilly, in Cornovaglia, nella casa di proprietà della nobile famiglia Rashleigh. Nel 1965, rimasta vedova, si spostò a Kilmarth dove visse fino al 1989, anno della morte.

Oltre ai romanzi scrisse anche raccolte di racconti, tra queste The Breaking Point (1959) e Not After Midnight (1971). Dai suoi lavori sono state tratte opere teatrali e cinematografiche. Il racconto The Birds, reso famoso da Alfred Hitchcock, fu pubblicato nella raccolta The apple tree (1952).

Per saperne di più – Nel 2016 è uscita per i tipi di Neri Pozza una biografia romanzata di Daphne Du Maurier scritta da Tatiana De Rosnay. Del 2002 è il libro di Nina Auerbach Daphne Du Maurier: Haunted Heiress. E poi ci sono i diari dell’autrice, pubblicati nel 1977 con il titolo Growing Pains (l’edizione più recente è della casa editrice Virago, ma non ho trovato nulla in lingua italiana); abbracciano il periodo 1920-1932.

Edizioni italiane

Il romanzo fu pubblicato in Italia dalla casa editrice Mondadori nel 1963 con il titolo Taverna alla Giamaica (tradotto da Alessandra Scalero), seguita dall’edizione Euroclub del 1984. Al 1996 risale quella di Sellerio Alla Giamaica (tradotto da Marina Vaggi). Lo ha ripubblicato BEAT nel 2016, dopo essere stato a lungo fuori catalogo.

Ora tocca a voi! L’avete letto? Cosa ne pensate? Siete mai stati in Cornovaglia?

Post scritto sotto l’influsso di “Unknown Pleasures”, Joy Division 

Immagine: Jamaica Inn di PhotoOptik

Caterina
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Caterina

Dirigente di una multinazionale di sogni, attualmente impegnata nella loro realizzazione. Da grande vorrebbe diventare ambasciatrice di sorrisi e indossare solo abiti color turchese.

Su Instagram e Twitter è @katyonabc
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