Penelope Fitzgerald concorre per il premio "Autrice del Cuore 2023" e potrebbe arrivare prima in classifica.

L’ho incontrata grazie a La libreria, mentre ero alla ricerca di storie vere o fittizie di librai e libraie. La sua scrittura essenziale e precisa e il suo sguardo acuto e ironico mi hanno conquistata.
Pubblicato nel 1978, La libreria narra la vicenda dell’Old House Bookshop e della sua proprietaria, Florence Green, una donna di mezza età piuttosto solitaria, che perso il marito anni addietro decide di esistere “per diritto proprio”.

L’Old House Bookshop apre nel 1959 a Hardborough, immaginaria e sonnolenta cittadina costiera del Suffolk, sospesa fra mare e fiume, chiusa in sé stessa e difficile da raggiungere con i mezzi di trasporto. È ospitato all’interno di un vecchio edificio in disuso acquistato grazie a un prestito bancario e ad alcuni risparmi. Fra quelle pareti vecchie cinquecento anni Florence si insedia nonostante l’umidità, la presenza di un poltergeist e la richiesta di Violet Gamart, primadonna mondana e benestante impegnata in opere di beneficenza, di cederle l’Old House per ricavarne un centro dedicato alle arti. Cosa potrebbe mai andare storto con tutte queste premesse?
A segnare un prima e un dopo nella vita dell’Old House Bookshop e accelerare lo sviluppo degli eventi successivi è la decisione di vendere delle copie di Lolita, il noto e all’epoca controverso romanzo di Nabokov((Pubblicato nel 1958 negli Stati Uniti dalla casa editrice Putnam’s Sons. Era già stato pubblicato in Francia tre anni prima dalla casa editrice erotica Olympia Press, suscitando scandalo.)).

La storia è semplice, ha un andamento lineare e a livello di trama non succede molto; sono i dettagli a contare. La scrittura, sobria e precisa, arriva dritta al punto in meno di 200 pagine; pagine condite di ironia, qualche momento divertente, ma velate di malinconia e amarezza. Che il lieto fine non fosse nelle intenzioni di Penelope Fitzgerald si intuisce fin dalle prime pagine.

La libreria non è un romanzo sull’amore per i libri. Florence stessa non ne capisce molto di letteratura. Non ci viene mai detto quali siano i suoi gusti. Non la vediamo mai leggere. Il suo approccio ai libri è privo di sentimentalismi e molto pragmatico. Lei è prima di tutto una commerciante.

Un buon libro è la preziosa linfa vitale di uno spirito superiore, imbalsamata e tesaurizzata per una vita oltre la vita, e in quanto tale è certamente un genere di prima necessità.

La libreria, Penelope Fitzgerald

Pur avendo spirito d’iniziativa, non ha la stoffa dell’imprenditrice. È idealista e ingenua, convinta che bastino le buone intenzioni, la determinazione e i sani principi morali per sopravvivere in un mondo in cui vince, come scoprirà suo malgrado, chi ha il denaro e usa la politica per raggiungere i propri obiettivi.

Credo invece sia un romanzo sul fallimento e sulle dinamiche di potere. Il fatto che ci sia di mezzo una libreria ha a che fare con la biografia dell’autrice((L’ispirazione a esperienze autobiografiche è comune ad altri tre romanzi da lei scritti tra il 1977 e 1982.)), che aveva davvero lavorato in una libreria di Southwold, nell’East Anglia.

Chiuse gli occhi, in breve, fingendo per un po’ che gli esseri umani non si dividano in sterminatori e sterminati con i primi che predominano, in qualunque momento. La forza di volontà è inutile in mancanza di un senso dell’orientamento. Il suo era a un punto di riflusso così basso che non le impartiva più istruzioni per la sopravvivenza.

La libreria, penelope fitzgerald

La libreria non è una storia rassicurante e Penelope Fitzgerald non fa nulla per indorare la pillola. È coerente fino alla fine. Inoltre, nonostante la presenza del poltergeist non è nemmeno una storia dall’atmosfera sinistra. Esso ha più un valore simbolico, secondo me, come a dire: non è dal poltergeist che devi guardarti le spalle, ma dai tuoi simili. Potrebbe anche solo essere un espediente narrativo usato per vivacizzare la trama.

Infine una nota sull’ambientazione e i personaggi: l’autrice riesce con pochi tratti e alcuni dettagli a restituire l’atmosfera da piccola cittadina costiera del Suffolk di fine anni ’50. La stessa cosa vale per i personaggi. Continuo a pensare che questo libro nella sua essenzialità sia perfetto, però avrei voluto una Florence Green meno sfuggente. Ho la sensazione di non sapere abbastanza di lei.

La libreria (titolo originale: The Bookshop) è stato pubblicato in italiano dalla casa editrice Sellerio nel 1999. La traduzione è di Masolino d’Amico. Lo hai letto? Fammi sapere nei commenti.

Risorse

📚 Ti lascio con un video che ho trovato interessante e mi ha fatto venire voglia di leggere la biografia di Penelope Fitzgerald: Hermione Lee in conversazione con Gaby Wood (Hermione Lee ha scritto anche una biografia su Virginia Woolf, che ho comprato qualche anno fa ed è lunga un milione di pagine, quindi non l’ho ancora letta).

🎬 Dal romanzo di Penelope Fitzgerald nel 2017 è stato tratto un film, The bookshop (qui c’è il trailer), diretto da Isabel Coixet, con Emily Mortimer nei panni di Florence Green.

Credit: immagine in primo piano Flowers from BL Royal 19 C VIII, f. 41 di Hugues de Lannoy (?), Quentin Poulet – United Kingdom – Public Domain | l’altra è ovviamente mia.

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