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Utrecht è una delle città più antiche dei Paesi Bassi; vivace e accogliente, attraversata da ponti, canali e biciclette, piena di ristoranti, bar e negozi originali. L’abbiamo scelta come seconda tappa del nostro viaggio in treno da Londra a Berlino.

Non ha un grande flusso turistico e credo valga la pena dedicarle del tempo. Da Amsterdam dista solo una trentina di minuti in treno. Il centro storico è dominato dal Duomo di San Martino (Domkerk) e dalla torre (Domtoren), il campanile più alto del paese; saliti i suoi 465 gradini, si gode di un bel panorama.

Questi due edifici stanno uno di fronte all’altro come se fossero entità a sé stanti, ma un tempo erano uniti. A separarli fu una violenta tempesta che nell’agosto del 1647 distrusse parte della navata centrale del duomo.

Scoperta la storia della città grazie alla visita guidata di DOMunder, ho iniziato a immaginare la piazza (Domplein) al tempo dei Romani e a guardarla con occhi diversi. Non riuscivo a smettere di pensare al Castrum, sorto a guardia di un importante ramo del Reno oggi in parte canalizzato con l’Oudegracht, il Kromme Rijn, e a tutto quello che successe dopo, tra distruzioni e ricostruzioni, fino alle macerie della navata sgomberate solo nell’Ottocento.

La Piazza del Duomo occupa parte dell’area della fortificazione eretta nel I secolo d.C come avamposto ai confini dell’Impero, alla quale fu dato il nome di Traiectum ad Rhenum prima e Ultraiectum dopo.

La visita ai sotterranei della città, sotto la Domplein, mi è stata utile: abbiamo ripercorso 2000 anni di storia attraverso i resti portati alla luce dagli scavi archeologici. Il tour con DOMunder costa 11 Euro, dura all’incirca 75 minuti ed è disponibile anche in inglese e in tedesco. Ne vale la pena.

Utrecht, città della letteratura

Cos’ha Utrecht di tanto speciale da essere stata nominata città della letteratura UNESCO nel 2017? Vi do giusto qualche numero e qualche data (che potete comunque trovare qui):

  • nel 690 d.C. San Villibrordo (658-739), un vescovo irlandese, fondò a Utrecht una scuola e una biblioteca
  • il primo libro a stampa dei Paesi Bassi fu prodotto a Utrecht nel 1473
  • l’università di Utrecht fu fondata nel 1636 e attirò filosofi come Cartesio, Locke e Hegel
  • ospita numerosi scrittori, giornalisti e poeti
  • ha 56 librerie, 200 case editrici, 12 biblioteche, una casa della letteratura (Het Literatuurhuis), un festival internazionale di letteratura, l’annuale gara di poesia

Sono tanti gli studenti che ne frequentano la prestigiosa università, la più importante del paese. A questa istituzione, la poetessa, filosofa e scienziata olandese Anna Maria van Schurman (1607-1678) dedicò un’ode in cui esortava le donne a studiare. Fu la prima donna europea a frequentare l’università e trascorse gran parte della sua vita a Utrecht.

Inoltre, presso l’università è conservato il salterio di Utrecht, un importante manoscritto miniato di età carolingia che dal 2015 è patrimonio UNESCO.

Un’altra voce femminile entrata a far parte della letteratura olandese è quella di Bertha Jacobs (1426-1514), una suora che per espiare i peccati del padre trascorse 57 anni segregata nella piccola cella di un convento. Scrisse due libri. Le sue poesie furono pubblicate nel 1516. In Choorstraat c’è una pietra a commemorarla.

Utrecht è anche la città natale dell’illustratore Dick Bruna, padre della celebre Miffy, venuto a mancare nel 2017. Al Centraal Museum, che vi consiglio di visitare, c’è una sala a lui dedicata, all’interno della quale è stato ricostruito il suo studio.

Penultima chicca: la prima biblioteca pubblica del paese è stata quella di Utrecht, nata nel 1892. E per finire: sapete qual è la libreria indipendente più vecchia dei Paesi Bassi? Bijleveld, sempre a Utrecht, operativa dal 1865.

I canali, le librerie, il cibo

Adoro le città sull’acqua con fiumi e canali, soprattutto se ricche di storia e allo stesso tempo vivaci e non troppo turistiche. Utrecht ha anche le dimensioni giuste per una come me, perciò ci ha messo poco a conquistarmi.

Una passeggiata lungo i suoi canali principali l’Oudegracht (Canale Vecchio) e il Nieuwgracht (Canale Nuovo) è d’obbligo. Avrei voluto godermi il tramonto sorseggiando vino in uno dei locali che una volta erano i kelders, le cantine costruite sopra le banchine, proprietà delle abitazioni sovrastanti.

È poi necessario perdersi tra i vicoli e curiosare fra i tanti negozi (quelli originali, con un’anima) e librerie, fermarsi a mangiare patate fritte (che noi abbiamo provato da Frietwinkel), le tradizionali bitterballen oppure dello street food a base di pesce, e se siete gattari come me fotografare tutti i felini che adornano con grazia sonnolenta le ampie finestre basse delle case.

A proposito di librerie, ne ho visitate diverse. Tra queste c’è Savannah Bay, che ha libri in olandese e in inglese ed è molto carina; poi ho fatto un salto in biblioteca, per sentirmi un po’ local e curiosare qua e là. Sapevate che Virginia Woolf, visitando Utrecht negli anni ‘30, rimase positivamente impressionata dall’offerta di libri della città? 

Con il cibo mi sono limitata parecchio a causa della gravidanza (e delle mie paranoie alimentari in merito), altrimenti avrei potuto fare un reportage solo su quello. L’offerta di locali è ampia. Vi dirò dove ci siamo fermati noi, potrebbe tornarvi utile.

La prima sera abbiamo cenato da De Zakkendrager, un ristorante francese situato in un vicolo vicino al canale vecchio, con vista su un bel giardino inglese all’interno del quale troneggia un imponente faggio rosso di 200 anni. A parte il fatto che mi è piaciuto il posto e abbiamo mangiato bene, mi hanno sedotta con una porzione di patate fritte omaggio della casa (forse mi si legge in faccia che ne sono golosa?).

Il giorno dopo a colazione ci siamo fermati in un bar molto cool: The Village Coffee and Music. L’ho aggiunto tra i miei preferiti su Google Maps (chissà che un giorno io non ci torni). Il caffè era buono, il pan au chocolat fresco di giornata, l’acqua gratuita, i baristi simpatici e il sottofondo musicale godibile. Approvato.

Ma c’è un posto che mi ha colpito più degli altri: il Syr Restaurant, un ristorante siriano aperto nel 2016 grazie al contributo di 500 investitori e 70 volontari, luogo d’incontro fra nuovi e vecchi abitanti di Utrecht. Il progetto presentato su una piattaforma di crowdfunding offre ai rifugiati istruzione e opportunità lavorative.

Quando siamo arrivati il locale era pieno. Ci siamo sistemati sull’unico tavolo libero, all’esterno, godendo delle ultime luci dorate del giorno in compagnia di un gatto grigio tigrato arrivato da non so dove. Il cibo è buono, il personale gentile, l’iniziativa interessante. Caldamente consigliato.

Avendo avuto solo una giornata piena a disposizione, mancano all’appello diverse cose: una gita in barca con guida; la visita al Museum Catharijneconvent e al Castello De Haar (fuori porta); una sosta lunga a piazza Neude, cuore pulsante della città, per un aperitivo o un caffè; il panorama dall’alto della torre e in generale più tempo per curiosare in giro.

Da Katy Poppins e i felini utrechtiani per oggi è tutto. In uno dei prossimi post scriverò della libreria Bijleveld. Ora tocca a voi: siete mai stati a Utrecht? Se sì, vi è piaciuta?

Credit: lettureinviaggio

Dirigente di una multinazionale di sogni, attualmente impegnata nella loro realizzazione. Da grande vorrebbe diventare ambasciatrice di sorrisi e indossare solo abiti color turchese.