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Qualche giorno fa è arrivato un pacchetto con la frase create your own story stampata sopra. Mittente: InterRail/Eurail; destinatario: l’Inglese. A me, invece, ancora nulla. Curiosi di sapere cosa c’era all’interno? Continuate a leggere!

Evoluzione di un viaggio

Il nostro viaggio è stato un’incognita dall’inizio alla fine. Ve ne riassumo la genesi:

GENNAIOl’Inglese propone una vacanza di tre settimane a giugno (due settimane circa per vedere i nostri genitori, una dedicata a noi); sono libera di decidere la meta e organizzare; ci sono troppi posti che vorrei vedere, a quale dare la precedenza?

FEBBRAIOBerlino ospita la fiera del turismo. Ci vado insieme a Nonhasenso. Mi concentro su: Giordania, Georgia, Armenia, Iran (per un futuro viaggio con molti più giorni a disposizione), Cipro e Marocco.

MARZOscopro di essere incinta. Tempo di ridimensionare i piani. Lascio perdere le destinazioni per me “esotiche” e propendo per Spagna o Portogallo. Poi però mi preoccupo dell’effetto che il caldo potrebbe avere su di me, visto che normalmente mi sfinisce.

Mi sento vulnerabile. Non riesco a concentrarmi, fatico a organizzare anche la mia vita quotidiana. Libri, scrittura e viaggi non mi interessano più. Odio anche Berlino. Le nausee che non ho si manifestano in un altro modo: con il rigetto per tutto quello che mi circonda. Comprese le caramelle alla menta, il dentifricio e le barrette energetiche ai cereali. Forse dovremmo andare a nord, dove fa più fresco, magari nelle Fiandre.

APRILE: gli ormoni hanno preso il sopravvento. Fluttuo in un mare calmo. Che mi porti pure dove vuole. La mia testa è altrove. Non abbiamo ancora preso una decisione. È come se questo viaggio non mi riguardasse.

MAGGIO – giugno è alle porte e io sono utile come un cespo di insalata appassito. Mi limito a prenotare i biglietti di andata per l’Italia e per il Regno Unito. L’Inglese ha proposto di tornare a casa in treno. Perché no?

GIUGNO – arrivati in Italia, lui si occupa dell’organizzazione del viaggio. Tutto quello che decidi per me andrà bene. Stavolta non ci metto becco. A Bruges però ci andiamo, vero?

In viaggio con Interrail

Acquista un Interrail Pass. Sceglie l’Interrail Global Pass (269 Euro ciascuno), con il quale si possono attraversare 5 paesi europei in cinque giorni a scelta nell’arco di due settimane. Propone di far tappa a Bruges, Utrecht e Strasburgo.

Prenota i biglietti dall’Italia e se li fa spedire in UK. Io inizio a fare la mia parte solo a casa dei suoi, dedicandomi alla pianificazione delle cose da vedere in ogni città che visiteremo e, in particolare, al tour letterario che farò a Bruges.

Tra Italia e Inghilterra Katy Poppins torna in sé. Gli ormoni sono più stabili, resta solo un prurito insopportabile su tutto il corpo, ritrovo l’entusiasmo perduto, ricevo i primi regali per Piccola Poppins, li rigiro tra le mani contenta e incredula. Ah, ma quindi sta cosa della gravidanza è vera? Sta succedendo proprio a me? 

L’Inglese studia il percorso, prenota i posti solo sui treni che richiedono una prenotazione tramite l’app Rail Planner. Partiamo da Telford, in Shropshire, diretti a Londra. Da lì prendiamo l’Eurostar per Parigi, quindi un Thalys per Bruxelles e poi un regionale per Bruges.

Ogni volta che saliamo su un treno dobbiamo scrivere sui pass, che mostreremo ai controllori, la stazione di partenza e arrivo, l’orario del treno e la data. Il pass vale anche per traghetti e pullman. 

Tra un libro, qualche nota su un foglio a caso (perché il taccuino l’ho dimenticato), una chiacchiera con l’Inglese, che mi rende partecipe di alcuni passaggi del libro di Tim Parks che sta leggendo, momenti passati a guardare il paesaggio, a spiare i vicini o a sonnecchiare, mangio tantissimo mandando a monte tre mesi di alimentazione salutare.

Da Londra a Berlino con colpo di scena finale

Non avevo mai attraversato il Canale della Manica e non sono mai stata a Parigi. Peccato trovarsi lì e non poter visitare la città.

Anonimo – “Sei mai stata a Parigi?”
Io – “Sì!”
Anonimo – “Cosa hai visto?”
Io – “La stazione Gare du Nord!”

Alla stazione Gare du Nord mi sono sorpresa a dire quelle quattro parole di francese che so con una naturalezza che, ahimè, non avrò mai con il tedesco. A dirla tutta, ho avvertito un abisso tra me e la Germania.

Forse il karma ha voluto punirmi, perché da piccola prendevo in giro i tedeschi in vacanza al mare per la loro abitudine di indossare i calzini bianchi coi sandali e bere il cappuccino a pranzo (N.d.B. attualmente anche io bevo il cappuccino o il caffè americano a pranzo).

Arrivati a Bruges di sera, ne approfittiamo per fare una passeggiata lungo i canali. Se vi siete persi il mio tour letterario sulle tracce di Hugues Viane, il protagonista del romanzo Bruges la morta, andate a dargli un’occhiata.

Utrecht, città della letteratura UNESCO, è la seconda tappa del nostro viaggio. La raggiungiamo passando per Gent, Anversa e Rotterdam. Ci fermiamo due notti. Fotografo tutti i gatti che vedo, visitiamo i sotterranei della città e impariamo un sacco di cose interessanti sulla sua storia. A tutto questo dedicherò uno dei prossimi post.

Ripartiamo da Utrecht, convinti di andare a Strasburgo. Non vedo l’ora di vederla. Purtroppo facciamo un errore, dovuto all’inesperienza o alla disattenzione: scegliamo il percorso più veloce, quello che passa per Francoforte.

Quando, sul treno per Francoforte, il controllore guarda i nostri pass ci rendiamo subito conto che qualcosa non va. Ci chiede dove stiamo andando; incerto, fa qualche altra domanda e senza aggiungere altro ce li restituisce e si allontana.

Io e l’Inglese ci guardiamo. Telefoniamo al servizio clienti di Interrail. La risposta dell’operatore è una conferma al nostro timore: non si può passare dalla nazione di provenienza, perché è considerato come viaggio di ritorno. Come mai non ci abbiamo pensato?

Per andare a Strasburgo, dice, avremmo dovuto scegliere un altro percorso, per esempio tornare a Parigi e da lì prendere il treno per la città alsaziana. L’alternativa è rischiare, continuando il nostro viaggio come programmato e sperare che al ritorno i controllori capiscano la situazione e siano clementi con noi.

Diamo un’occhiata ai percorsi che avremmo potuto scegliere, ma richiedono troppe ore di viaggio. Non sarebbero stati fattibili coi tempi che abbiamo. Scendiamo a Francoforte, il treno per Strasburgo parte tra dieci minuti. Continuiamo o torniamo a casa? Odio prendere decisioni sotto pressione.

Nessuno dei due vuole abbandonare l’idea di andare a Strasburgo, ma i contro sono più dei pro e i controllori tedeschi non sono famosi per la loro clemenza. L’idea di rischiare lascia gradualmente il posto a quella di salire sul primo treno per Berlino.

Sai che c’è? C’è che a me questo viaggio è piaciuto e che l’idea di visitare l’Europa così mi manda in brodo di giuggiole, però ora non ho più alcun dubbio. Ascolto il mio corpo. Forse è arrivato il momento di tornare a casa.

Ricordo all’Inglese di disdire la prenotazione con il nostro host a Strasburgo. C’è una penale da pagare, la prima notte. Amen. I colpi di scena fanno parte di un viaggio. Ora che ci siamo messi l’anima in pace, mangiamo qualcosa? Abbiamo due ore prima di salire sul treno per Berlino.

Un regalo da Interrail

A casa, il giorno dopo, mi sveglio con raffreddore, sangue dal naso e un malessere generale. In fondo il corpo aveva parlato. A distanza di circa due settimane dal nostro ritorno, spedisco i nostri pass a Interrail, che a sua volta ci invierà una sorpresa. A differenza dell’Inglese, barro anche la casella in cui chiedo la restituzione del pass (sono una nostalgica).

La sorpresa consiste in un sacchetto blu notte con all’interno tre oggetti utili per viaggiare comodamente: un cuscino gonfiabile per il collo, una mascherina per gli occhi e due tappi per le orecchie.

Forse avremmo potuto rischiare e fregarcene delle conseguenze, avremmo potuto fare scelte diverse. In fondo è stato il nostro ultimo viaggio da coppia-senza-figli (non credo che ci muoveremo nei prossimi mesi, ma non lo escludiamo, e comunque sempre in treno).

Eppure, nella sua imperfezione, mi è piaciuto tantissimo e ho goduto di ogni singolo momento, comprese le attese, i ritardi, i cambi, le corse per non perdere le coincidenze, le gambe gonfie e le spalle doloranti.

P.S.

Piccola Poppins dovrebbe nascere a metà novembre. Continuo a chiedermi come sia possibile che una come me stia per diventare madre, quando sono io ad avere ancora bisogno dei miei genitori. Povera bimba! La immagino, da adulta, rivelare a un uomo barbuto e occhialuto, silenziosamente seduto di fronte a lei, tutte le mie mancanze nei suoi confronti.

Ormoniosamente vostra
Katy Poppins

Dirigente di una multinazionale di sogni, attualmente impegnata nella loro realizzazione. Da grande vorrebbe diventare ambasciatrice di sorrisi e indossare solo abiti color turchese.