Home BlogLibri L’eredità di Sahar Khalifa

Un romanzo che racconta la società palestinese di fine anni '90.

La scorsa primavera, spulciando la collana Scrittori del mondo della casa editrice Ilisso mi è capitato sotto gli occhi L’eredità, un romanzo della scrittrice palestinese Sahar Khalifa pubblicato nel 1997 con il titolo al-Mirath. La protagonista è Zeinab (Zeina) Hamdan, un’antropologa americana, che va in Cisgiordania alla ricerca delle proprie radici.

Il padre, anni prima emigrato a New York e poi tornato in Palestina, nel villaggio di Wadi al-Rihan, è in punto di morte. A lei e agli altri membri della famiglia spetta una parte dell’eredità, ma l’inaspettata gravidanza dell’ultima moglie, la giovane Fitna, postpone la divisione dei beni di nove mesi. Zeina ha quindi tempo sufficiente per immergersi in quel nuovo mondo, a cui per metà appartiene, e per capire meglio sé stessa.

La parola “eredità” ha per ciascun personaggio un significato diverso. Qual è l’eredità che attende Zeina e i suoi parenti? La risposta si trova nell’ultimo capitolo, dove durante un festival culturale nel quale sono state riposte molte speranze, gli eventi prendono una piega inaspettata e la sfera privata collide con quella politica.

L'eredità, foto della copertina.
L’eredità, Sahar Khalifa, Ilisso, 2010, traduzione di Lorenza Raiola, 304 pagine.

Con ironia e schiettezza, Sahar Khalifa descrive la società palestinese di fine anni ‘90, nel periodo tra gli accordi di Oslo (1993) e l’inizio della Seconda Intifada (2000), dando vita a un’opera stratificata e aperta a molteplici letture.

L‘impegno per la causa palestinese e i diritti delle donne sono i perni attorno ai quali si muovono la vita e i romanzi di Khalifa, che secondo Sharon Sasson in Time and Space in the Novels of Palestinian Writer1, andrebbero letti in ordine come fossero parte di unico libro, sia perché legati da temi e motivi ricorrenti sia perché seguono una successione cronologica e sono sempre ambientati in Palestina, seppure in posti diversi.

Anche in L’eredità Khalifa si sofferma sulla situazione delle donne palestinesi, che oltre alla prevaricazione e all’oppressione politica devono sopportare la prevaricazione e l’oppressione di una società patriarcale e maschilista. È inoltre uno dei primi romanzi arabi ad aver trattato l’argomento tabù delle migliaia di donne palestinesi che come Nahla, cugina di Zeina, sono state mandate a fare le insegnanti in Kuwait. Perso ogni contatto con le famiglie d’origine, hanno lavorato per supportare economicamente i padri e far studiare i fratelli, ma una volta tornate in patria in età matura si sono ritrovate sole, senza nessuno che si prendesse cura di loro.

Un altro aspetto interessante è quello dell’esilio in seno alla propria terra: Nahla e i fratelli Mazen e Kamal, l’uno tornato in Cisgiordania dopo aver trascorso diversi anni altrove e l’altro emigrato in Germania, vivono in Palestina come fossero degli estranei, divisi tra il desiderio e l’incapacità di agire. Infine c’è la rappresentazione del rapporto con l’occidente, di cui Kamal e Zeina incarnano i valori.

Era diventata una terra estranea. La terra della patria era diventata estranea. La terra dei sogni senza sogni. Il sogno della liberazione si era ridotto a uno slogan che non raggiungeva la terra, anzi, era diventato un incubo.

L’eredità, Sahar Khalifa

Zeina è l’osservatrice-narratrice il cui sguardo penetra cose e persone per catturarne l’essenza, testimoniando non solo la lotta quotidiana di un popolo, le divisioni interne e le tensioni che lo percorrono, ma anche i rapporti di forza tra i sessi.

Di lei, però, nel corso del romanzo si perde un po’ il polso. Mi è parso, infatti, che la narrazione di questa personaggia si indebolisca in mezzo alle storie degli altri personaggi, ben caratterizzati e sfaccettati, dei quali emergono meschinità, ipocrisia, fragilità, illusioni, desideri, speranze e conflitti interiori.

Consiglio L’eredità a chi desidera esplorare la letteratura palestinese. La postfazione di Paola Viviani è molto utile per inquadrare e comprendere meglio il romanzo.

L’autrice

Sahar Khalifa (Nablus, 1941) è una delle più note scrittrici palestinesi. Il suo primo romanzo è stato pubblicato nel 1974. Cinque delle sue opere sono state tradotte in italiano e fra i vari premi ricevuti c’è anche il premio Alberto Moravia (1996). Da sempre attenta alle tematiche femministe, nel 1988 ha fondato a Nablus il WAFAC — Women’s Affairs Center, con sedi a Gaza e a Amman.

I romanzi di Sahar Khalifa in italiano

Dei cinque romanzi di Khalifa tradotti in italiano alcuni non sono più in commercio, ma forse puoi trovare qualche copia usata su Libraccio. Questi i titoli pubblicati finora, oltre a L’eredità:

Una primavera di fuoco, 2008
— La svergognata. Diario di una donna palestinese,
2008
— La porta della piazza,
2002
— Terra di fichi d’India,
2002

Note
  1. Sasson si riferisce a un’osservazione del poeta marocchino e studioso di letteratura araba Ḥasan Najmī[]

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