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François e Cécile sono due coniugi parigini, che da un giorno all’altro decidono di mollare tutto e cambiare vita. L’obiettivo? Comprare un riad a Marrakech e trasferirsi lì per un certo periodo di tempo, nonostante del Marocco sappiano poco o niente.

Copertina libro La vecchia signora del riad

Con la testa piena di cliché e tanta sprovvedutezza, si ritrovano ben presto invischiati in una situazione tragicomica, che li costringe a fare ricerche sulla famiglia a cui il riad acquistato originariamente apparteneva e ad approfondire la storia del Marocco negli anni del protettorato francese.

La vicenda di François e Cécile, ambientata al giorno d’oggi, introduce quella di Tayeb, che nella prima metà del secolo scorso si arruola per riscattare l’onore del padre e battersi contro la Spagna per l’indipendenza del paese. 

In questo romanzo diviso in tre parti a cambiare non sono solo il periodo storico e i personaggi coinvolti, ma anche il tono: se la prima è spassosa e caratterizzata dal ritmo veloce dei numerosi dialoghi, da un’ironia che gioca soprattutto sui fraintendimenti linguistici e presenta François e Cécile come due figure caricaturali (senza risparmiare gli altri personaggi), la seconda assume invece l’atteggiamento serioso di chi vuole trasmettere un’importante lezione: la vicenda di Tayeb è infatti l’occasione per raccontare un pezzo di storia marocchina del ‘900 da un punto di vista non eurocentrico.

La terza parte riprende parzialmente il tono e lo stile della prima, con un François e una Cécile che nel frattempo hanno aperto gli occhi (e la mente), maturando un grande interesse per la storia marocchina del XX secolo. Intenso e stilisticamente diverso dal resto del romanzo è il capitolo sulla fine di Tayeb, incluso in questa parte del libro.

È Cécile a scriverne l’epilogo, immaginando cosa possa essergli successo durante la battaglia di Cassino, dove era andato a combattere durante la II Guerra mondiale vestendo l’uniforme francese. Alla fine, con un atto simbolico e per certi versi inconsapevole, i due coniugi francesi “riportano a casa” Tayeb, sanando una ferita rimasta aperta per anni e incarnata dalla misteriosa vecchia signora del riad, che abita inspiegabilmente l’antica dimora.

La vecchia signora del riad parla di memoria, identità, del vivere in bilico fra due mondi e dell’importanza di avvicinarsi a un’altra cultura studiandone la storia e le tradizioni, affinché l’incomunicabilità, altro tema importante, diventi dialogo.

Uscito in francese nel 2011, è il quarto romanzo di Fouad Laroui (Oujda, 1958) pubblicato da Del Vecchio Editore. Alla fine del libro c’è un testo scritto dalla traduttrice Cristina Vezzaro, La scatola nera del traduttore, che ho apprezzato molto perché permette di gettare uno sguardo sul complesso lavoro di traduzione fatto per renderlo fruibile a un pubblico italiano.

Laroui è uno scrittore, un poeta, un giornalista e un professore universitario marocchino, che vive e lavora ad Amsterdam, scrive prevalentemente in francese1 ed è molto apprezzato in Italia, dove si è aggiudicato il premio Alziator per L’esteta radicale. Tra i premi vinti in Francia c’è il Jean Giono per Le tribolazioni dell’ultimo Sijilmassi.

E tu, hai letto questo libro o altri libri di Fouad Laroui? Cosa ne pensi? Fammi sapere nei commenti.

Acquista La vecchia signora del riad, Fouad Laroui, traduzione Cristina Vezzaro, Del Vecchio Editore, 2020, pp. 223

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  1. Ha scritto delle poesie in olandese.[]

Allevatrice di unicorni e dirigente di una multinazionale di idee. Da grande vorrebbe diventare ambasciatrice di sorrisi e indossare solo abiti color turchese.