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Tempo fa ho ricevuto in anteprima la copia digitale di un libro da Safarà Editore: JÓN & le missive che scrisse alla moglie incinta mentre svernava in una grotta & preparava il di lei avvento & dei nuovi tempi 1, scritto da Ófeigur Sigurðsson e tradotto da Silvia Cosimini.

Copertina di JÓN firmata da mimicocodesign.
La copertina di JÓN firmata da mimicocodesign.

Lo avevo già notato su Instagram, ripromettendomi di tenerlo d’occhio, ma poi è piovuto nella mia casella di posta all’improvviso come un lapillo del Katla e in men che non si dica mi sono ritrovata a esplorare l’Islanda di metà Settecento nel pieno di un’eruzione vulcanica.

Questo romanzo epistolare, valso a Sigurðsson lo European Union Prize for Literature nel 2011, racconta un breve periodo della vita del leggendario Jón Steingrímsson (1728-1791) compreso tra il suo trasferimento sulla costa meridionale del Paese, durante l’eruzione del Katla 2, e l’arrivo della moglie Þórunn 3 con i figli.

Jón Steingrímsson fu un influente prete luterano, che con la famosa Eldmessa (la messa di fuoco) 4 del 20 luglio 1783, tenuta durante un’altra eruzione vulcanica, quella catastrofica del Laki 5, diventò parte della storia islandese.

Viaggi epici, malelingue e nuovi inizi

Nell’autunno del 1755 Jón lascia lo Skagafjörður e la moglie incinta diretto a sud, nella Mýrdalur. Insieme al fratello, attraversa gli altopiani che separano la costa settentrionale da quella meridionale. È un viaggio faticoso e difficile, dal sapore quasi epico.

Arrivato miracolosamente a destinazione si stabilisce in una grotta a Hellar 6 dove trascorre i mesi invernali impegnato nello studio, nella scrittura, nei lavori manuali e nella cura dei malati. Osserva l’eruzione del Katla con grande interesse, registrandone la turbolenta attività, e costruisce la fattoria e gli edifici che ospiteranno la famiglia attesa in primavera.

Nelle giornate luminose la vista sul mare dalla lingua di terra ove si trova la caverna è bella e ben adatta a leggere le nubi per capire qual sia il momento migliore per uscire a pesca. La lingua di terra si prolunga verso ponente nella laguna di Dyrhólar ed è circondata dall’acqua sui tre lati. Laggiù noi fratelli siamo in procinto di costruire barche coi legni che la corrente trasporta sul litorale. […] I nostri vicini strabuzzano gli occhi ogni qual volta s’interessano alla nostra condizione nella caverna e vedono i mucchi di legname che abbiamo raccolto, i tronchi sistemati in ordine, segati e piallati. Alcuni li abbiamo adoprati per costruire la casa e altri per costruire le barche tantoché non stiamo seduti con le mani in mano. E di cose da fare ne abbiamo. Non devo trascurare i miei studi teologici benché io abbia perso il posto di diacono nel settentrione, voglio dare perfezione al mio scritto Sulle leggi divine di Dio, visto che in molte giornate è impossibile stare fuori per cagione dello excrementum delle ceneri del Katla, quando scoreggia per aria la sua flora interna è talmente fetida che siamo costretti a bendare naso e bocca.

JÓN, ÓFEIGUR SIGURÐSSON, SAFARÀ EDITORE

Jón è andato a sud per iniziare una nuova vita, lontano dalle malelingue e dalle difficoltà degli ultimi anni. Tempo addietro, infatti, è stato ingiustamente accusato di aver ucciso il marito di Þórunn. Successivamente scagionato, finisce al centro di uno scandalo a causa della sua relazione con la vedova, dalla quale nel frattempo è nata una bambina 7.

La terra è una creatura vivente

Nei lunghi mesi invernali passati a Hellar col fratello, Jón scrive a Þórunn devote lettere piene d’amore. Le racconta la quotidianità, le emozioni che gli si agitano in petto, le persone incontrate, il mondo fuori dalla grotta; un mondo ostile e spietato dove la natura, sublime e terribile, condiziona ogni aspetto della vita dell’uomo.

Qui nella regione meridionale il Katla erutta fuoco e lapilli sulla valle della Mýrdalur, dal cielo cadono sabbia e cenere in quantità, fino a oscurare l’aria in pieno giorno. Oltre a ciò piove e tira vento e nevica, e quando tutto si combina è come se dalla cappa di cenere piovesse denso inchiostro. Poi la poltiglia s’indurisce sul suolo nel gelo e nel vento, così l’intero distretto è come rivestito di rame. Le distese sabbiose sono livellate in guisa uniforme come accade spesso negli inverni più nevosi, e i grossi cumuli neri trasformano il paese in una landa deserta d’un verde brunito. La cenere s’alza col vento e s’insinua in ogni pertugio rovinando le scorte alimentari. Gli animali mal sopportano questa foschia e gli occhi bruciano a tutti. Con la giustizia di Dio tutto ciò si placherà e volerà via e sarà mondato di nuovo, e ci ritroveremo ancora sui delicati pascoli di primavera. Allora m’infilerò un tarassaco nel cappello e ti bacerò!

JÓN, ÓFEIGUR SIGURÐSSON, SAFARÀ EDITORE

La terra, che è viva e ribolle, trema ed erutta, ghiaccia e sommerge, toglie e dà, è nelle lettere di Jón un vero e proprio personaggio; e quando non è al centro di una descrizione se ne sta sullo sfondo rumorosa e inquieta.

Il contesto politico, culturale e sociale dell’Islanda di metà Settecento 8 emerge chiaramente dalle lettere di Jón, finestre da cui osservare un mondo filtrato dallo sguardo ironico, curioso e devoto a Dio di un giovane uomo profondamente innamorato della vita e della terra.

La terra è una creatura vivente. Un corpo. (JÓN, Ófeigur Sigurðsson) Condividi il Tweet

Il romanzo di Sigurðsson è bizzarro e divertente, poetico e onirico, fatto di parole antiche che zampillano gorgogliando dall’energica penna di Jón. Più volte, durante la lettura, mi ha strappato un sorriso. Sigurðsson ha reso più umana una figura quasi leggendaria ed è riuscito, con una certa maestria, a convincermi che quelle lettere fossero state scritte proprio da Jón.

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L’autore

Ófeigur Sigurðsson (Reykjavik, 1975) è un poeta, romanziere e traduttore islandese laureato in filosofia. Il suo primo libro di poesie risale al 2001. Da allora ne ha prodotti altri sei. È inoltre autore di tre romanzi, tra cui Oraefi: The Wasteland, pubblicato nel 2014 e non ancora disponibile in italiano (in inglese lo trovate qui).

Risorse

P.S. Un grazie a Safarà Editore per la gradita sorpresa.

Vulcanicamente vostra
Katy Poppins

  1. Titolo originale: Skáldsaga um Jón & hans rituðu bréf til barnshafandi konu sinnar þá hann dvaldi í helli yfir vetur & undirbjó komu hennar & nýrra tíma[]
  2. Il Katla è un grande vulcano islandese a sud del Paese. È ricoperto da un ghiacciaio e ha una caldera maggiore di 10 km. È ancora molto attivo e costantemente sotto controllo. Tra il 930 d.C. e il 1918 sono state documentate 16-20 grandi eruzioni.[]
  3. Þórunn Hannesdóttir Scheving, 1718-1784[]
  4. Si credeva che con quella messa Jón avesse compiuto un miracolo, fermando la lava del Laki che stava per travolgere la chiesa di Kirkjubæjarklaustur.[]
  5. Il Laki fa parte di un sistema vulcanico situato a sud dell’Islanda. Le eruzioni più violente documentate sono state due: quella avvenuta nel 934 d.C. e quella del 1783. Secondo alcuni le conseguenze di quest’ultima avrebbero contribuito allo scoppio della Rivoluzione francese nel 1789.[]
  6. Mi sono scervellata per capire dove fosse quella che nel testo è chiamata Hellar. Credo sia il luogo che ho inserito nel link.[]
  7. La bambina, Sigríður, nacque fuori dal matrimonio. I due si sposarono nel 1753 ed ebbero in totale cinque figli, che si aggiunsero ai tre figli del precedente matrimonio di Þórunn.[]
  8. Il Settecento fu un secolo molto duro per la popolazione islandese, che moriva di fame, freddo, epidemie e disastri naturali. A quel tempo l’Islanda apparteneva ancora allo Stato di Danimarca e Norvegia, il cui monopolio sugli scambi commerciali dell’isola contribuiva a peggiorare le condizioni di vita di un popolo già provato, ridotto ad appena 35.000-50.000 abitanti. La corona danese iniziò a interessarsi alle condizioni di vita della popolazione solo verso la metà del secolo e nel 1752 inviò sull’isola due studenti dell’Università di Copenaghen, Bjarni Pálsson (1719 -1779) e Eggert Ólafsson (1726 – 1768), con il compito di redigere una relazione sulle condizioni di vita della gente. Questi due personaggi compaiono spesso nel romanzo, perché sono amici di Jón.[]