Ad agosto 2024 ho iniziato a leggere la voluminosa biografia di Virginia Woolf scritta da Hermione Lee: un tomo di 892 pagine (apparati inclusi) pubblicato da Vintage nel 1997. Non l’ho ancora finita perché la alterno ad altri libri, ma negli ultimi mesi sono arrivata a buon punto.
La mia copia ha il timbro di Monk’s House, dove l’acquistai nel 2017. Da allora sogno di fare un tour dei luoghi londinesi legati alla scrittrice, ma poiché questo desiderio non si realizzerà a breve, ho deciso di avvicinarmi a lei in un altro modo: scrivendo di quella volta che, insieme al marito Leonard, visitò Berlino, la città in cui vivo e che mi piace osservare attraverso gli occhi altrui.
Anni fa, nella versione ridotta dei suoi diari trovai un accenno all’esperienza berlinese, che mi incuriosì molto. In data 28 marzo 1929, Virginia aveva annotato:
È davvero un peccato; nessun diario è mai stato aggiornato così avanti nell’anno. La verità è che siamo andati a Berlino il 16 gennaio e in seguito sono stata a letto per tre settimane, quindi non ho potuto scrivere, forse per altre tre settimane, e da allora ho riversato le mie energie in uno dei miei eccitati slanci compositivi — scrivendo ciò che avevo ideato a letto, una versione definitiva di Women and Fiction.1
Virginia Woolf, Selected diaries, Vintage Books, 2008, p.257
Qualche pagina prima, nell’introduzione all’anno 1929 redatta da Anne Olivier Bell2, c’è qualche dettaglio in più: i Woolf si recarono a Berlino sollecitati da Vita Sackville-West3, che si trovava già lì con i figli e il marito, Harold Nicolson, consigliere presso l’ambasciata britannica. Arrivati a destinazione, però, trascorsero una settimana non proprio memorabile. Cosa successe durante il viaggio? La biografia di Lee e le altre fonti che ho consultato hanno soddisfatto un po’ della curiosità che avevo al riguardo.
Un gruppo male assortito
È vero — può essere vero? — che stai per venire a Berlino? Santo cielo come vorrei che venissi da sola. Ma Virginia, a Berlino… suona così strano. Quasi mi fa riconciliare con Berlino l’idea che Berlino stia per contenere Virginia. Una lingua rossa avanza sul mio calendario e si mangia i giorni: ne mancano solo dieci.
Vita a Virginia in una lettera del 6 gennaio 2029 in Virginia Woolf, Vita Sackville-West, Scrivi sempre a mezzanotte: Lettere d’amore e desiderio, Donzelli Editore, 2019, p.173
Virginia e Leonard partono da Harwich4 il 16 gennaio 1929 e a Berlino vengono raggiunti da Vanessa Bell (sorella di Virginia), Duncan Grant (amante di Vanessa) e Quentin Bell (figlio di Vanessa e Clive Bell). Vita prenota delle camere per loro al Prinz Albrecht Hotel, nella Prinz-Albrecht-Straße, oggi Niederkirchnerstraße5.
In città “fa un freddo terribile”6 e la compagnia è male assortita, disarmonica. Lo si intuisce dalle lettere di Vanessa al figlio Julian e all’amico Roger Fry, al quale rivela una certa insofferenza nei confronti della coppia Nicolson-Sackville-West, che ritiene “una presenza talmente superflua nella nostra società che non posso che lasciare a Virginia il compito di occuparsene”7.
I luoghi di Virginia Woolf a Berlino
Nel ’29 Berlino era una metropoli dinamica e culturalmente vivace, che nove anni prima, con la Legge della Grande Berlino (Groß-Berlin-Gesetz), aveva aumentato notevolmente il suo territorio, inglobando Charlottenburg, Köpenick, Lichtenberg, Neukölln, Schöneberg, Spandau e Wilmersdorf, 59 comunità rurali e 27 distretti agricoli. Era quindi passata da una superficie di 65,72 km² a una di 878,1 km²e la sua popolazione da 1.9 milioni a 3.8 milioni.
In questo “unico grande cantiere” nascevano strade, quartieri, treni, leggi per la tutela del lavoro e della salute, fabbriche e ospedali8. Erano gli anni della Republica di Weimar, entrati nella storia come gli anni d’oro di Berlino, un periodo caratterizzato da un eccezionale slancio verso la modernità e da una libertà sessuale che altrove mancava.
Ma quella vissuta dai Woolf non è la Berlino trasgressiva e decadente di età weimariana9, che Virginia conosce dai racconti di Vita e del cognato Clive Bell, e nemmeno quella dei diplomatici con cui ha a che fare Harold, perché Leonard rifiuta di partecipare ai pranzi organizzati dal marito di Vita.
Sulle abitudini di Leonard e Virginia in viaggio, Vanessa osserva:
Camminano per chilometri anziché prendere un taxi e vanno al ristorante dell’hotel dove si spendono circa 10 marchi per il pranzo piuttosto che in un posto di gran lunga migliore dove si potrebbe mangiare per un terzo del prezzo. Penso che Leonard si sia già unito ai socialisti e Virginia a Vita, che ha una macchina e la porterà in giro.10
Hermione Lee, Virginia Woolf, Vintage Books, 1997, p.521
I loro giri turistici comprendono Potsdam, la torre della radio (la Berliner Funkturm)11, l’opera, i musei e una serata trascorsa a guardare il film Storm over Asia (1929) di Vsevolod Pudovkin12. Vengono inoltre ospitati per un tè dal conte Harry Graf Keßler, scrittore, mecenate, pacifista e diplomatico tedesco di origini anglo-irlandesi, che li invita nel suo appartamento nella Köthener Straße13. Nel suo diario, il 22 gennaio, Graf Keßler descrive Virginia come:
[…] piuttosto raggrinzita, con un aspetto un po’ decadente, «una donna abbastanza alta con le gradevoli maniere della buona società inglese». Il marito invece è descritto come persona spiritosa, intelligente, ma nervosissima, tanto che parlando gli tremava la voce.
Luigi Forte, Berlino città d’altri, Beat, 2023, p.165
Dissolutezze berlinesi
La vacanza a Berlino si rivela stressante per Virginia, che in viaggio verso casa prende una pillola per il mal di mare e ha un collasso. Arriva a Londra già malata e trascorre diverse settimane a letto. Se dalla corrispondenza tra Leonard e Vita si evince che lui la ritiene responsabile dello stato di salute della moglie14, Virginia attribuisce la causa della sua indisposizione non solo alle “dissolutezze di Berlino”15, ma anche alle impressioni negative accumulate sulla città, che giudica brutta, e ai tedeschi, a suo dire mediocri16.
E, ancora convalescente, il 4 febbraio 1929 scrive a Vita:
Penso a te. Se devo confessarlo, mi piace abbastanza pensare a te che brilli nelle Ambasciate. Mi piace pensarti tutta uno sfolgorio tra nunzi e valletti. È una mia debolezza. Parte del tuo fascino, suppongo. D’altro canto, il fascino di Berlino mi sembra uguale a quello di Woolworth e del Lyons Corner House — la sua smisurata mediocrità ancora mi impressiona — e tu trattenuta sotto quel lampione! Non sei una creatura del crepuscolo? Benissimo. Molto presto a Long Barn guarderemo la luna che sorge.
Virginia Woolf, Vita Sackville-West, Scrivi sempre a mezzanotte: Lettere d’amore e desiderio, Donzelli Editore, 2019, p.174
Foto di Virginia Woolf nell’immagine di copertina: Harvard University library, Public domain, via Wikimedia Commons
Note- La traduzione è mia. Ecco l’originale: “It is a disgrace indeed; no diary has been left so late in the year. The truth was that we went to Berlin on the 16th of January, and then I was in bed for three weeks afterwards, and then could not write, perhaps for another three, and have spent my energy since in one of my excited outburst of composition — writing what I made up in bed, a final version of Women and Fiction.[↩]
- Oltre alla versione integrale dei diari di Virginia Woolf, Anne Olivier Bell (1916-2018) si occupò anche della versione ridotta pubblicata da Hogarth Press nel 1990 con il titolo A Moment’s Liberty: The Shorter Diary e poi da Vintage nel 2008 con il titolo Selected diaries.[↩]
- Vita e Virginia, che si incontrarono per la prima volta nel 1922, avevano una relazione.[↩]
- Città portuale dell’Essex affacciata sul Mar del Nord.[↩]
- L’hotel fu costruito nel 1881 e demolito nel 1945. Negli anni ’20 Hitler ci si incontrava con alti funzionari, industriali e rappresentanti della nobiltà e nel 1933 divenne la sede dello stato maggiore delle SS di Heinrich Himmler.[↩]
- Virginia Woolf, Vita Sackville West, Scrivi sempre a mezzanotte: Lettere d’amore e desiderio, Donzelli Editore, 2019, p.173. Da una lettera di Vanessa sappiamo anche che in quei giorni a Berlino c’era la neve.[↩]
- La traduzione è mia. Ecco l’originale: “[…] such an unnecessary importation into our society that I can only leave Virginia to deal with them”. Hermione Lee, Virginia Woolf, Vintage Books, 1997, p.521.[↩]
- Alexandra Richie, Berlino. Storia di una metropoli, Mondadori, 2019, p. 376.[↩]
- Sperimentata invece dagli altri membri maschili del gruppo insieme a Eddy Sackville-West, cugino di Vita, già a Berlino dall’autunno del 1928.[↩]
- La traduzione è mia. Ecco l’originale: “They walk miles rather than take a cab and go to the hotel restaurant where one pays about 10 marks for lunch rather than to some far better place where one could feed for a third as much. I think Leonard has already got involved with socialists and Virginia with Vita who has a car and will whisk her about.”[↩]
- Lee riporta il passaggio di una lettera che Vita scrive a Virginia il 25 gennaio, dove la prima giudica sconcertante il comportamento della seconda durante una cena di gruppo presso la torre della radio.[↩]
- Gesa Stedman, Virginia Woolf, «Happy in Berlin»: <https://happy-in-berlin.org/virginia-woolf/>[↩]
- L’appartamento di Harry Graf Keßler stava al civico 28. Il conte, che lo fece arredare dall’architetto Henry van de Velde, ci andò ad abitare nel 1898. Al suo interno trovò posto una preziosa collezione d’arte con opere di impressionisti e neoimpressionisti come Renoir, van Gogh, Seurat.[↩]
- H. Lee., Virginia Woolf, cit.[↩]
- V. Woolf, V. Sackville-West, Scrivi sempre a mezzanotte: Lettere d’amore e desiderio, cit., p.174[↩]
- Luigi Forte, Berlino città d’altri, Beat, 2023.[↩]


2 commenti
complimenti 🙂
Grazie papà! 🙂