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Hai capelli indomabili che di pettini, spazzole e prodotti all’avanguardia non vogliono proprio sentir parlare? Se la riposta è sì, allora soffri di quella che i tedeschi chiamano “sindrome di Struwwelpeter“. 

No, quello che stai per leggere non è un post di argomento tricologico. L’intento è un altro: spiegarti cosa ha a che fare questa sindrome con la letteratura tedesca. Il Natale è vicino e io ho voglia di fiabe e libri per bambini. Qualche giorno fa in libreria ho trovato un volumetto che mi ha incuriosito. Si intitola Der Struwwelpeter ed è stato tradotto da Mark Twain.

Tornata a casa ho fatto un po’ di ricerche e ho scoperto che è un libro caro ai tedeschi, secondo solo alle fiabe dei fratelli Grimm. È molto conosciuto anche in altri paesi del Nord Europa; in Italia, invece, un po’ meno.

Der Struwwelpeter è un libro per bambini pubblicato nel 1845. L’autore, Heinrich Hoffmann (1809-1894), era uno psichiatra di Francoforte sul Meno, che non riuscendo a trovare un libro illustrato da regalare al suo primogenito Carl per Natale decise di crearlo da sé. Era il 1844.

Hoffmann scrisse e illustrò dieci filastrocche. La sua famiglia e gli amici, entusiasti del risultato, lo convinsero a pubblicarle. La prima edizione del libro aveva un titolo lunghissimo: Lustige Geschichten und drollige Bilder mit 15 schön kolorirten Tafeln für Kinder von 3-6 Jahren (Gioiose storie e buffe immagini con 15 splendidi pannelli a colori per bambini da 3 a 6 anni). Il successo fu immediato.

L’autore firmò l’opera con lo pseudonimo Reimerich Kinderlieb. Solo a partire dalla terza edizione il personaggio di Struwwelpeter diede il nome all’intera raccolta e la sua filastrocca diventò quella di apertura. Struwwelpeter è un bambino che non si lava né si è mai tagliato unghie e capelli. In Italia è conosciuto come Pierino Porcospino:

Oh, che schifo quel bambino!
È Pierino il Porcospino.
Egli ha l’unghie smisurate
Che non furon mai tagliate;
I capelli sulla testa
Gli han formata una foresta
Densa, sporca, puzzolente.
Dice a lui tutta la gente:
Oh, che schifo quel bambino!
È Pierino il Porcospino.

Le dieci filastrocche hanno per protagonisti bambini irreverenti e maleducati, ai quali accadono cose brutte. Penso, per esempio, a Paolinetta, protagonista di La tristissima storia degli zolfanelli. La bimba lasciata sola in casa dalla madre, invece di far la brava si mette a giocare con i fiammiferi e finisce col darsi fuoco nonostante i suoi due gattini, Minz e Maunz, cerchino di farle cambiare idea.

In queste storielle divertenti, assurde e un po’ macabre, i bambini di Hoffmann sono molto diversi da quelli educati e gentili della tradizionale letteratura per l’infanzia tardo ottocentesca. Anna Castagnoli, autrice del blog Le figure dei libri, ha proposto un’analisi del libro interessante e approfondita.

In Italia Der Struwwelpeter fu tradotto da Gaetano Negri e pubblicato da Hoepli nel 1882. L’edizione in inglese trovata in libreria è quella dello scrittore americano Mark Twain, che volle regalare il libro ai suoi figli in occasione del Natale. Fu pubblicato a New York nel 1932. La copia originale del manoscritto di Hoffmann è conservata presso il Museo di Norimberga.

Questo breve viaggio nella letteratura per l’infanzia tedesca termina qui. Spero di averti illuminato su un problema tricologico molto diffuso e, magari, ispirato un’idea regalo per figli e nipoti, sempre che apprezzino questo genere di filastrocche.

Fanciullescamente tua
Katy Poppins

P.S. Se ti va di approfondire l’argomento, ti consiglio tre post di Anna Castagnoli, la cui analisi è molto accurata e interessante. Ecco i link:

NASCITA DI PIERINO PORCOSPINO DI HEINRICH HOFFMANN
PIERINO PORCOSPINO DI H.HOFFMANN: UN’OPERA COMICA? PARTE 1
PIERINO PORCOSPINO DI H.HOFFMANN: UN’OPERA COMICA? PARTE 2

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Allevatrice di unicorni e dirigente di una multinazionale di idee. Da grande vorrebbe diventare ambasciatrice di sorrisi e indossare solo abiti color turchese.