TEMPO DI LETTURA: 4 MINUTI

Questo post è nato domenica, mentre cercavo invano le parole più adatte per presentarvi un libro letto qualche mese fa, Il ponte del corno d’oro. Non volendo ingigantire il crescente senso di frustrazione, ho rivolto l’attenzione altrove e iniziato a buttar giù pensieri sparsi. Ecco il risultato (un tantino sconclusionato).

Pensieri sparsi: scrivere, contrarsi, fluire | Tazza di caffè tra le mani coperte da un maglione davanti a un  libro con delle foglie rosse sopra

Quando non aggiorno con regolarità Letture in Viaggio, lavoro dietro le quinte. Leggo, studio, do forma alle idee che vorrei concretizzare, tolgo la polvere dai vecchi articoli, pianifico, modifico, risolvo. Insomma, sono sempre qui ad aggiungere qualche pezzetto.

Mi ero riproposta di scrivere un articolo al mese, ma non riesco più a mantenere il ritmo, soprattutto a causa degli impegni quotidiani e della mia lentezza nello scrivere. C’è poi un altro motivo che mi spinge a essere meno presente sui social. La fase di {serena} contrazione in cui mi trovo.

Contrarsi

In alcuni periodi mi espando, in altri mi contraggo. Quando mi contraggo ho bisogno di una maggiore quantità di introspezione, silenzio, studio e lentezza. La contrazione a cui mi riferisco non è chiusura, tant’è che mi sono iscritta pure a un laboratorio di teatro {udite, udite!}.

Per quanto riguarda il blog mi espando quel tanto che basta perché questo piccolo progetto continui a respirare, ma non faccio nulla per farlo crescere. Magari preparo il terreno per azioni future.

Contrarsi per me è fare spazio, seguire i propri ritmi, dire no, selezionare gli stimoli, allontanarsi dal rumore, dai falsi miti, dalle paure collettive, dalle ansie altrui, dall’io-io-io e decine di altre cose.

Anche nei periodi di espansione, quando mi immergo nel mondo, tendo a ritagliarmi degli spazi di decompressione durante la giornata. Ora però la contrazione è la nota dominante di un periodo più o meno lungo.

Penso sia importante contrarsi ogni tanto senza attendere che ce lo ricordino gli eventi, quasi sempre indesiderati, quasi sempre inaspettati. Lo fa la natura con le stagioni, perché non dovremmo farlo noi?

Scrivere

La nota dolente. Con la scrittura ho un rapporto complicato fin dai tempi della scuola. Detestavo i temi, soprattutto durante i compiti in classe. Mi dovevo prendere sempre parte dell’ora successiva per finire il compito e di un foglio protocollo raramente riempivo più di una facciata e mezzo. Scrivere per me era sinonimo di ansia, frustrazione e fatica. Ricordo tanti fine settimana rovinati dai temi da svolgere a casa per il lunedì seguente.

Non è che scrivere non mi piacesse. Mi piaceva quando un argomento era nelle mie corde {sono così tuttora}, ma accadeva di rado. Infatti la tesi l’ho scritta in tempo record {dopo aver procrastinato a sufficienza e aver raccolto fin troppe fonti} e ho un bel ricordo di quell’esperienza {e pure della discussione}. Forse è proprio allora che ho iniziato a vedere la scrittura sotto un’altra luce. Resta il fatto che non ho la parola felice e sono lenta {con il fiato sul collo però faccio miracoli}.

Le parole non erompono mai dalla mia testa come lava incandescente. Somigliano più a delle stalattiti, rigide e severe {ho elaborato il concetto altamente accademico di “scrittura stitica”, che forse rende bene l’idea}. Quando finalmente cominciano a uscire sono lente e indecise, si scontrano con le mie resistenze.

Fluire

Per tornare a fluire devo prendere atto di queste resistenze, accettarle e farmi un pat pat sulle spalle. Allora il testo comincia a prendere forma e io entro in uno stato di grazia. Mi dissolvo. Sudo su ogni parola, ma non sento la fatica.

Se invece le guardo dall’alto in basso, con fastidio e repulsione, il tic tac sulla tastiera si fa nervoso, così nervoso che alla fine mi aggroviglio e l’unico modo per sbrogliare la matassa è uscire a prendere una boccata d’aria o pulire casa, cercando di togliere la polvere pure dai miei pensieri tra uno swiff e uno swaff.

Le mie resistenze le conosco bene. So da dove vengono e so che i nodi sperimentati durante la scrittura — e in generale quando mi esprimo — sono in realtà una metafora dei nodi (o del Nodo) che mi accompagnano da una vita e che sto cercando di sciogliere.

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Sì, ma il nocciolo qual è?

Considerata la lentezza nello scrivere e i vari impegni quotidiani va da sé che spesso se leggo un libro a settembre poi ne scriva a dicembre. E questo è un altro motivo per cui frequento meno i social. Avendo poco tempo a disposizione, devo rinunciare a qualcosa.

Vi lascio con un canto in sanscrito, che trovate alla fine dell’articolo). Avete presente gli algoritmi di YouTube? Ecco. È apparso fra i video suggeriti. Dato che non abbiamo più viaggiato né viaggeremo ancora per molto, mi sfogo come posso, ampliando i miei orizzonti in tutti i modi possibili (oltre che con i libri).

Qual è il vostro rapporto con la scrittura? Quali sono le vostre tecniche anti-blocco preferite? Ditemi tutto quello che vi passa per la testa (tranne le cose sconce, eh!).

P.S.

Vi avevo promesso una newsletter — o, meglio, una poppinsletter — da spedire ogni tre mesi al cambio di stagione. Ho sbagliato. Non avrei dovuto promettere e nemmeno condividere l’intenzione. Speravo di inaugurarla con l’equinozio d’autunno, ma non è ancora giunta a maturazione. Ci sto lavorando con molta lentezza. Non so quando vedrà la luce.

Peacefullevolmente vostra
Katy Poppins