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Visto che di bilanci da anno in chiusura non ne faccio mai, questo post non era previsto. Oggi avrei dovuto pubblicare l’ultimo itinerario letterario del 2017. Poi ho cambiato idea, sia perché mi serviva una buona scusa per farvi gli auguri sia per sbandierare a chiunque che domani è il mio compleanno (..enta… inque).

Credete sia facile nascere il 1 gennaio? No, non lo è. I miei compleanni passati, complice il riconglionimento malessere post veglione, li ho sempre passati in compagnia di una leggera malinconia.

Tutti gli anni mi riprometto di regalarmi un viaggio, ma i prezzi in giro mi fanno passar la voglia. Allora rimango a casa, ma la torta me la devo far da sola. Il fatto, poi, che il 90% della gente che conosco mi dia gli auguri solo per il nuovo anno, non aiuta.

Grazie mondo. Dopo essermi lamentata a sufficienza ed essere stata un esempio di riservatezza, passiamo al vero motivo di questo post.

L’anno del “meno è meglio”

Definirei il 2017 come l’anno della lentezza e della riduzione dei consumi, una strada imboccata già a metà 2016. In generale non sono mai stata una paladina della velocità né vorace nel rapporto con le cose (libri e cibo a parte, ma non in maniera eccessiva), e nonostante questo ho deciso di forzare la mano, trasformando una necessità in un’opportunità.

Il percorso scelto ha influito anche sul mio rapporto con i libri. Per alcuni mesi non ne ho comprati e quando ho ricominciato, l’ho fatto selezionandoli con cura, usando la formula “meno è meglio”.

È stata dura perché il blog ha bisogno di carburante continuo e ho desiderato e desidero libri che sui social ho sempre sotto il naso. Un’utile prova di resistenza per imparare a riconoscere gli abbagli momentanei.

Ho anche la tessera della biblioteca, che non mi è di grande aiuto per il blog. In compenso ci ho trovato molti saggi in inglese sulla narrativa di viaggio, sulla scrittura e su altri argomenti interessanti.

Alla domanda “Quanti libri ho letto?” rispondo: poco più di venti. Non vi nascondo che avrei voluto leggerne qualcuno in più, magari alternando i saggi alla narrativa, e scoprire qualche nuovo scrittore.

Ho ancora tanti titoli da smaltire, sia in inglese sia in italiano: alcuni sono miei, altri appartengono a Colui che Amorevolmente e Ostinatamente mi Sopporta.

Negli ultimi anni ho cambiato gusti con il cambiare delle stagioni. La piccola collezione di libri per bambini che giace sulla prima mensola della libreria, per esempio, non viene alimentata da un bel po’. Ho lasciato perdere anche i libri sulla creatività, la scrittura, l’ecologia, l’arte, la comunicazione.

Quest’anno, grazie al blog, ho dato un senso alla mia dispersiva vita da lettrice. Non ho letto libri brutti, non ho letto capolavori, molti mi sono piaciuti, ma quelli per i quali mi sono entusiasmata veramente sono stati SapiensArabia FelixL’invenzione della natura e l’autobiografia di Freya Stark.

E nel 2018?

Niente finisce e niente inizia. Il vecchio influenza il nuovo. Continuerò questo percorso basato sul “meno è meglio”, migliorandolo, e lo trasformerò un pochino, aggiungendo o togliendo ingredienti.

Insaporirò le letture del 2018 con un pizzico di “ritorno alle radici”, il che vuol dire dedicare degli itinerari letterari agli scrittori della mia regione, l’Abruzzo; vorrei anche aggiungere 5 cucchiaiate abbondanti di novità. Ho bisogno di ampliare gli orizzonti fisici e mentali.

La lista di cose da realizzare è lunga, ma ho già parlato con il 2018 e l’ho tranquillizzato, dicendogli che non deve fare tutto lui, altrimenti il 2019 e gli anni a venire ci restano male. Però, che almeno mi faccia visitare tre nazioni in cui non sono mai stata.

Cosa mi auguro veramente, ora e per sempre? Di essere come un albero che ciclicamente perde le foglie, restando ben saldo a terra; di saper vedere e di saper trasformare; di continuare a imparare e di continuare a giocare, perché divertirsi è fondamentale a qualsiasi età.

Lo auguro a me, lo auguro a voi. E mi raccomando: domani tutti coi nasi all’insù, rivolti alle stelle.

Pace et Bene
Magicamente vostra
Katy Poppins

Dirigente di una multinazionale di sogni, attualmente impegnata nella loro realizzazione. Da grande vorrebbe diventare ambasciatrice di sorrisi e indossare solo abiti color turchese.