Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: casaEccomi davanti all’ingresso di Monk’s House in un incerto venerdì pomeriggio di metà ottobre. Il sole sembra essere dalla mia parte, ma non c’è da fidarsi. Nelle prossime ore soccomberà ai capricci del vento.

Mi guardo intorno, scatto le prime foto. Lentamente, spingo il cancello di legno ed entro. Sono emozionata al punto che ho quasi le lacrime agli occhi. Sempre la solita sentimentale! Virginia, eccomi. Ho mantenuto la promessa. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: esterno, ingresso Rodmell, villaggio dell’East Sussex situato nel cuore delle South Downs, è un luogo silenzioso. Esisteva già ai tempi di Guglielmo il Conquistatore. Secondo Wikipedia conta più o meno cinquecento abitanti.

Da Lewes, capoluogo del distretto, dista circa venti minuti di autobus. Ha una scuola elementare, una chiesa e un pub. Ai lati delle strade si affacciano deliziosi cottage dai giardini ben curati.

One of the charms of Rodmell is the human life: everyone does the same thing at the same hour. Everyone is in his, or their garden; lamps are lit, but people like the last daylight. What I mean is that we are a community. Virginia Woolf, Selected Diaries

L’ingresso alla casa passa per una veranda stretta, lunga e piena di piante. Mostro il biglietto a una donna che mi accoglie sorridente e dà alcune informazioni utili riguardo alla visita. Le fotografie senza flash sono ammesse. In ognuna delle 4 stanze accessibili c’è un membro del personale pronto ad assistere i visitatori. Il percorso inizia dalla sala, prima porta a sinistra. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: particolare della veranda Scendo i due gradini dell’ingresso e giro subito a sinistra, come indicatomi. La sala non è molto grande, ha il soffitto basso rivestito di assi di legno, cinque finestre e le pareti dipinte di verde; un verde ipnotico, accattivante. L’atmosfera è accogliente. Prego si accomodi, le farò portare del tè da Nelly, la mia domestica! In testa ho un teatrino. L’immaginazione è proprio una bella cosa. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: salotto, particolare, busto della scrittrice Tavoli, poltrone, divani, libri e oggetti definiscono un ambiente eclettico e ricco di personalità. Questo salotto rimase quello principale fino al 1929, quando ne fu costruito un altro al piano superiore. Il tè è buonissimo, la ringrazio di cuore, ci voleva proprio. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: salotto, particolare, finestra L’emozione iniziale si riequilibra. Sono qui, sì, io sono qui e provo un rassicurante senso di pace interiore. Non c’è da meravigliarsi se Monk’s House rivestì un ruolo tanto importante nella vita dei Woolf. La sua quiete offriva a Virginia tempo per scrivere e pensare.

The house is empty by half past eleven; empty now at five o’clock; we tend our fire, cook coffee, read, I find, luxuriously, peacefully, at length. Virginia Woolf, Selected Diaries

Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: salotto, particolare, lettere Il flusso di visitatori è discreto, ma continuo. Sento dire che la casa è molto antica e che dopo la morte di Leonard altre persone l’hanno abitata. Fotografo, osservo, penso, provo a sentire la presenza dei coniugi Woolf. Li immagino seduti in poltrona ad ascoltare il grammofono. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: salotto, particolare, poltroneLa casa di Rodmell, acquistata nel 1919 per 700 sterline, veniva usata durante le vacanze e nei fine settimana. La sorella di Virginia abitava a Charleston, nel vicino villaggio di Firle.

Prima di Monk’s House, i Woolf e gli amici del gruppo Bloomsbury avevano affittato una dimora, Asheham House, a Beddingham, non lontano da Lewes.

Fu lì che Virginia e Leonard passarono la prima notte di nozze. Quando il proprietario la rivolle indietro, lei se ne separò con dispiacere. Ad Asheham aveva trovato la felicità.

Asheham was, I suppose, a qualified success only. Starting out to fetch milk on one of these days we met Gunn and heard our fate. We're to go in September. He wants Asheham to live with his old mother. Oh dear Oh dear! Each time I walked up the drive I thought how nothing was ever so perfect. If it weren't for the devil of starting something new in me, I should be in despair. Virginia Woolf, Selected Diaries

La gente del luogo credeva che la dimora fosse infestata dai fantasmi. Lo stesso Leonard affermò di sentire strani rumori al suo interno. Virginia la inserì nel breve racconto The Haunted House. Asheham non esiste più; è stata demolita nel 1994.

Quando la scrittrice visitò Monk’s House per la prima volta non volle farsi prendere dall’entusiasmo. Cominciò quindi a passarne in rassegna i difetti: mancavano l’acqua calda e una vasca, le stanze erano piccole, la cucina in pessimo stato. Difetti che non influenzarono minimamente la decisione finale, perché scalzati in un lampo dalla bellezza del giardino, grande e rigoglioso.

I bicycled over against a strong cold wind. This time I flatter to myself that I kept my optimism in check. “these rooms are small” I said to myself; “The kitchen is distinctly bad. There’s an oil stove, and no grate. Nor is there hot water, nor a bath, and as for the earth closet I was never shown it.”. These prudent objections kept excitement at bay, yet even they were forced to yield place to a profound pleasure at the size and shape and fertility and wildness of the garden. [...] It is an unpretending house, long and low, a house of many doors, on one side fronting the street of Rodmell, and wood-boarded on that side, though the street of Rodmell is at our end little more than a cart track running out on to the flat of the water meadows. [...] Virginia Woolf, Selected Diaries

Il 1 luglio 1919 i coniugi Woolf comprarono Monk’s House. Due giorni dopo lei scrisse sul diario:

We own Monks House (this is almost the first time I’ve written a name which I hope to write many thousands of times before I’ve done with it) for ever.
Virginia Woolf, Selected Diaries

La casa aveva bisogno di migliorie. Nel 1931 risultava dotata di ogni comfort. C’erano perfino stufe elettriche nelle camere. Nel 1940, quando la loro abitazione londinese di Mecklenburgh Square venne bombardata, i Woolf si trasferirono definitivamente a Monk’s House. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: esterno, vista della casa L’apporto di Vanessa Bell e Duncan Grant fu essenziale nella scelta del mobilio. I due artisti realizzarono per i Woolf quadri, tappeti e ceramiche. Virginia dipinse le pareti del salotto, mischiando il color melagrana e il verde acceso al blu e al giallo. I commenti sarcastici dei parenti sul risultato finale non mancarono. Non li ascolti signora! Io trovo che questa tonalità di verde sia meravigliosa, perché si sposa bene con lo stile e i materiali dell’arredamento. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: salotto, particolare, giornali Sono finalmente riuscita a staccare gli occhi dalla parete e a tornare in me. Ringrazio la padrona di casa per il tè e mi sposto nella sala da pranzo, quella su cui si apre la porta d’ingresso. La sua forma attuale risale al 1929.

È un ambiente aperto, collegato alla scalinata d’accesso ai piani superiori. I mobili e gli oggetti sono pochi e ben scelti; il caminetto e un massiccio tavolo di inizio ‘900 circondato da sei sedie dominano la scena. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: sala da pranzo Scambio due parole con un ragazzo che lavora lì; mi racconta che una volta a Monk’s House i turisti potevano soggiornare. Ora, per motivi di sicurezza, non più. Un membro dello staff vive ai piani superiori e tiene sotto controllo la casa durante la notte. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: salotto, particolare, quadro di Virginia realizzato da Vanessa Bell Entro in cucina. Parte della stanza non è accessibile. La prima notte di permanenza dei Woolf nella nuova abitazione si allagò a causa del maltempo e del dislivello con il giardino, difetto che mantenne anche dopo i lavori di ricostruzione. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: cucina Virginia non gradiva distrazioni e non era abituata a prendersi cura di una casa, ma pian piano imparò a cucinare per rendersi indipendente dai domestici, con i quali aveva un rapporto conflittuale. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: cucina Normalmente erano le domestiche a far da mangiare. La prima, Lottie Hope, lavorò per i Woolf fino al 1924; la seconda, Nelly Boxall, dal 1916 al 1934. Quest’ultima viene spesso nominata nei diari della scrittrice, a causa dei continui litigi e delle prevedibili riconciliazioni. La terza e ultima, Louie Everest, restò fino alla morte di Leonard. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: cucina, credenza Dalla cucina esco in giardino. Il sole non è ancora andato via e in lontananza vedo il tetto della chiesa di San Pietro. Monk’s House confina infatti con questo edificio del XII secolo e con il suo cimitero. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: giardino, chiesa Mi dirigo verso l’ultima stanza: la camera da letto della scrittrice, un’estensione costruita nel 1929. L’idea originaria era quella di farne uno studio. Le mattonelle che rivestono il caminetto sono state realizzate da Vanessa Bell. Quella centrale è ispirata al romanzo Gita al faro. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: camera della scrittrice, esterno È inondata di luce e circondata di verde. Il posto ideale per scrivere, leggere e pensare. I libri sulle mensole, però, non sono originali. Quelli veri furono venduti alla morte di Leonard. Ho sentito dire, signora, che lei dorme sempre con carta e penna affianco al letto. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: camera della scrittrice, letto Fanno eccezione i volumi di una libreria alta e stretta addossata alla parete nord, rilegati da Virginia. Lo scialle posato sulla sedia accanto è quello regalatole da Lady Ottoline. Vede, l‘ispirazione può arrivare in qualsiasi momento. Anche di notte. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: camera della scrittrice, particolare Faccio due chiacchiere con un membro del personale, una donna seduta su una sedia ai piedi del letto. Tra un visitatore e l’altro passa il tempo leggendo. Mi dice di aver conosciuto tardi le opere di Virginia Woolf, che ha iniziato ad approfondire grazie al lavoro a Monk’s House. Le rivelo che anch’io ho sviluppato un amore tardivo per la scrittrice; galeotti furono i Diari. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: camera della scrittrice, particolare Lei pure li ha letti, ma non mi nasconde di averli trovati un tantino difficili per via del linguaggio usato. Acciderbola Katy Poppins, hai sentito che ha detto? È lei è madrelingua. Allora puoi darti una pacca sulla spalla per essere riuscita nell’impresa. 

Mi chiede se sono lì in vacanza; le rispondo di sì; sono ospite di amici, ma ho vissuto a Brighton per due anni; conosco quelle zone. Mi saluta augurandomi una buona permanenza. Proseguo la visita; il giardino mi aspetta. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: esterno, fiore Capisco perché i Woolf nell’estate del 1919 siano rimasti conquistati dal giardino di Monk’s House. Chi non ne vorrebbe uno così?

Every day or nearly I’ve walked towards a different point and come back with a string of matching and marvels. Five minutes from the house one is out in the open, a great pull over Asheham; and, as I say, every direction bears fruit.
Virginia Woolf, Selected Diaries

Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: esterno, campo da bocce I Woolf amavano il giardinaggio e Leonard scelse con molta cura le piante da introdurre. Si avvalsero dell’aiuto di un giardiniere per il mantenimento del frutteto, delle tre serre riscaldate, dei quattro giardini con ortaggi e degli alveari. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: particolare, serra Il giardino di Monk’s House è anche il luogo dove furono seppellite le ceneri dei Woolf. Originariamente sotto due olmi: quello di Virginia fu abbattuto da una burrasca due anni dopo la sua morte, nel 1943; quello di Leonard, nel 1985, si ammalò di grafiosi, una malattia tipica di questi alberi causata da un fungo. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: stagno Oggi la lapide di Virginia, sovrastata dal busto della scrittrice realizzato da Steven Tamlin, è incorniciata da una magnolia. Vorrei tornare a Monk’s House in primavera per vederla in fiore e fare una camminata lungo il vicino fiume Ouse, dove la scrittrice si lasciò annegare. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: lapide della scrittrice Tanta pace all’esterno, tanta inquietudine all’interno. La mente gioca brutti scherzi. Oggi, però, sei immortale. Grazie. A poca distanza, sullo stesso muretto, c’è il busto di Leonard. Grazie anche a te, caro Leonard, perché con le tue cure le hai permesso di essere quello che era destinata a diventare. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: giardino, busto di Leonard Cammino verso lo studio: un piccolo capanno di legno chiamato The Lodge. Fu costruito nel 1934 per sostituire la vecchia stanza di lavoro di Virginia e poi esteso, ma non dai Woolf. La parte originale è visibile da una vetrata. Sopra la scrivania stanno dei fogli carta, quelli blu, i suoi preferiti, dei giornali, degli occhiali da vista e altri oggetti sparsi in un calcolato disordine. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: The Lodge, esterno, ingresso Sul lato che guarda le South Downs si apre il campo da bocce. Sotto la tettoia, fuori dallo studio, i Woolf si sedevano con amici e parenti. Atmosfere d’altri tempi. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: The Lodge, interno, scrivania In una foto d’epoca Virginia, che indossa un ampio cappello chiaro, è seduta proprio su una di quelle sedie a sdraio che si vedono ancora oggi, insieme a sua nipote Angelica, alla sorella Vanessa, a Clive Bell e a l’amico Maynard Keynes. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: The Lodge, esterno Continuo a curiosare in giardino per un po’, tra fiori e oggetti sparsi qua e là, finché non decido di salutare i Woolf per continuare la visita del villaggio. Signora, grazie mille per l’ospitalità! Ha una casa deliziosa.

Prima di lasciare Monk’s House, entro ancora una volta nella biglietteria/bookshop. Voglio riportare a casa qualcosa di questa visita, oltre alle foto e ai ricordi che serberò nel cuore.

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L’occhio mi cade su alcune meravigliose edizioni dei titoli di Virginia Woolf, le cui copertine sono state realizzate da un artista. Belle, ma costose; la biografia di Virginia Woolf scritta da Hermione Lee per le mie tasche andrà più che bene.

Alla cassa l’addetto alla biglietteria ne timbra il frontespizio per ricordo. Cosa vuoi di più Katy Poppins? T’ha pure timbrato il libro! Grazie uomo della biglietteria, sei stato molto gentile. Rodmell: cottage lungo The Street Soddisfatta dei miei acquisti proseguo lungo l’unica strada del villaggio, The Street, per esplorare i dintorni. Sono incantata: dai cottage, dall’atmosfera, dal fogliame autunnale della vegetazione. In momenti come questo mi sento ancora una bambina. Ho occhi affamati, li nutro, sogno e sono felice. Rodmell: cottage lungo The Street The street, che si chiude ad anello, dopo una decina di minuti mi riporta dalle parti di Monk’s House. Imbocco allora la via senza uscita che costeggia la casa dei Woolf, passa davanti alla scuola elementare e termina con l’ingresso al cimitero della chiesa di San Pietro. Rodmell: chiesa di San Pietro e cimitero La vista sulle South Downs regala un senso di infinito in apparente contrasto con il senso di finito suggerito dalle lapidi. Le nuvole sono sempre più minacciose e il prossimo autobus diretto a Lewes passerà fra venti minuti. Monk's House, Rodmell, Virginia Woolf: pannello informativo lungo The street È ora di tornare al punto di partenza. Percorro di nuovo la strada fatta all’inizio, ma piano perché voglio continuare a godermi il paesaggio. Incrocio ragazzi e ragazze in divisa scolastica che tornano a casa. Probabilmente studiano a Lewes. Rodmell: inizio di The street; l'edificio bianco è il pub del villaggio La fermata del 123 sta davanti all’unico pub del villaggio, sull’altro lato della carreggiata. Un uomo è seduto all’esterno. Sorseggia una birra mentre legge il giornale seduto a un tavolo di legno. Sono tentata dall’idea di imitarlo e fermarmi a mangiare un boccone.

L’autobus non mi lascia il tempo di riflettere. Si ferma poco oltre la pensilina. Lo raggiungo correndo, salgo, mi siedo, mi rilasso e penso che andrò in quella bella cartolibreria di North Laine, dove lavorerei volentieri, alla ricerca di un taccuino.

Ho una memoria pessima e comincio a sentire il bisogno di annotare tutto quello che faccio e che provo quando vado in giro. E poi quale luogo migliore di Brighton per inaugurare questa nuova abitudine?

Taccuino o non taccuino, comunque, tre cose non dimenticherò mai di questa visita a Rodmell, anche se tutto il resto dovesse sbiadire: lo straordinario senso di pace che si respira a Monk’s House, l’emozione provata davanti a quel cancello di legno e il tè con Virginia.

Monk’s House: info utili

Rodmell è raggiungibile dalla stazione ferroviaria di Lewes (o da quella degli autobus) con l’autobus urbano 123, che impiega una ventina di minuti. Approssimativamente ce n’è uno ogni ora.

Da Brighton si arriva a Lewes in autobus e in treno. Io ho preso il treno. Ci vogliono circa 20 minuti. Il 130 che collegava Rodmell a Brighton (unica direzione) e stato soppresso. L’ho letto su un cartello affisso alla pensilina. Per muovervi senza incertezze scaricate l’app di Traveline.

Rodmell è raggiungibile anche a piedi o in bicicletta da Lewes e persino da Brighton. Diversi sono i percorsi disponibili. Un’esperienza che non ho fatto, ma credo sia da provare.

Il biglietto d’ingresso costa 5,75 £, con il Gift Aid 6.40 £. Il Gift Aid rientra nel programma di detrazioni fiscali del Regno Unito. Organismi come il National Trust o le associazioni di volontariato possono farselo rimborsare dal governo.

Monk’s House è aperta dalle 13 alle 17, da aprile a ottobre; è chiusa il lunedì e il martedì. Controllate sempre il calendario sul sito web per sicurezza.

Nei dintorni

Se avete tempo a disposizione, visitate Lewis. Non vi deluderà. Salite fino al castello, entrate nella casa in stile Tudor di Anna de Clèves, una delle mogli di Enrico VIII, fate un salto al Fifteenth Century Bookshop, non perdete le rovine del monastero dell’XI secolo e andate a dare un’occhiata alla casa acquistata dai Woolf prima di Monk’s House, nella quale però non hanno mai vissuto: Round House, ex mulino a vento in Pipe Passage.

E poi c’è Charleston. Non sono riuscita a visitarla, ma mi sono ripromessa di farlo alla prossima buona occasione.

Ora tocca a voi: avete mai visitato Monk’s House? Se sì, raccontatemi com’è stata la vostra esperienza; se no, vorreste visitarla?

Immagini: lettureinviaggio

Caterina
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Caterina

Dirigente di una multinazionale di sogni, attualmente impegnata nella loro realizzazione. Da grande vorrebbe diventare ambasciatrice di sorrisi e indossare solo abiti color turchese.

Su Instagram e Twitter è @katyonabc
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