Brighton Pier

Brighton Pier | Credit: lettureinviaggio

Quattro anni fa, il 20 marzo, ho riempito due valigie, ho chiuso una porta e mi sono messa in cammino. È stato il giorno più bello della mia vita: quello in cui ho sposato me stessa.

Lunedì scorso, come da tradizione, ho festeggiato rinnovando la promessa di amore incondizionato, fedeltà e fiducia fatta alla donna che voglio diventare. Al settimo anno ce ne mancano ancora tre, ma la crisi non la temo.

Ognuno i matrimoni li organizza come vuole. Il mio è avvenuto su un volo Easyjet diretto a Brighton, con un libro di Terzani in mano e il groppo in gola. Dove stavo andando non c’era nessuno ad attendermi, ma io non ero sola: avevo un intero esercito di sostenitori dietro di me, tra questi anche persone che non ci sono più, alcune conosciute solo attraverso le parole dei miei genitori e qualche vecchia fotografia. A questo esercito di amore, le mie radici, dedico un pensiero ogni giorno.

È facile riempire due valigie e, dopo due ore di volo, ritrovarsi in una nazione diversa dalla propria. Basta ripetersi: “perché mai dovrei aver paura? Cosa ho da perdere? Nel peggiore dei casi torno indietro da dove sono venuta; nel peggiore dei casi avrò fatto una vacanza un po’ più lunga del solito”.

A chi mi dice che ho avuto coraggio, io rispondo sempre che il coraggio nella vita serve per ben altre cose e che per quelle cose io il coraggio non so se ce l’ho. Non mi sono trasferita credendo alle favole dei titoloni acchiappa click che vanno tanto di moda oggi e prima di comprare il biglietto di sola andata ci ho pensato su quattro anni. Ma il pallino dell’altrove l’ho sempre avuto. Ce l’avevo anche quando alle elementari invece di ascoltare la maestra, mi mettevo a guardare fuori dalla finestra nell’attesa inquieta di poter uscire a godermi il sole.

Mi sono mossa per il bisogno naturale di esplorare, dentro e fuori di me. Prima o poi, forse, anche Berlino comincerà a starmi stretta e sentirò il bisogno di spostarmi nuovamente, magari a est, possibilmente in un altro continente.

Quando sono partita non avevo un lavoro stabile, non avevo una relazione per cui valesse la pena restare né qualcuno di cui dovermi prendere cura. Avevo, e ho, un posto che chiamo Casa — la mia famiglia — e tanti cari amici. Da quell’esperienza, e negli anni successivi, ho imparato cose che non fanno curriculum, ma che rendono una persona resiliente e più serena:

  1. Ho imparato ad ascoltare il mio lato animale, quello che fin da bambina mi ha tenuta lontana dai guai e guidato solo verso le persone che hanno sollevato il mio spirito invece di farlo cadere in basso o quelle che mi hanno ferita senza sapere che mi stavano aiutando a crescere
  2. Ho imparato a lasciar andare cose, persone, idee, convinzioni
  3. Ho imparato che il sorriso, quello che viene dal cuore, è la mia arma più potente
  4. Credo di aver capito cos’è la Magia, ma non riuscirò mai a spiegarla. Posso solo dire che, forse, per farla entrare nella propria vita sia necessario vivere nel presente con un cuore aperto e fiducioso
  5. Ho imparato a non avere paura dei cambiamenti e a costruire senza mettere radici
  6. Ho imparato ad adattarmi e a usare i mezzi che ho a disposizione, anche se sono pochi
  7. Ho imparato a non dare niente per scontato; a ricordarmi ogni giorno che ciò che ho non ce l’avrò in eterno e che niente mi appartiene
  8. Ho imparato a stare da sola con me stessa e a non aver paura del silenzio
  9. Ho imparato a dire no a quello che non fa per me
  10. Ho imparato a eliminare le cose superflue e le cattive abitudini
  11. Ho imparato a godermi il sole quando c’è
  12. Sto imparando ad autodisciplinarmi (che fatica!)
  13. Sto imparando a far lavorare mente e cuore in modo equilibrato; a non credere a tutto quello che mi dice la mente, ma a ringraziarla quando mi aiuta a far di conto, a usare la logica, a leggere e a studiare, a ricordare volti, nomi, storie, a mettere insieme due pensieri su questo blog, a parlare un’altra lingua e a esortare il mio corpo a funzionare bene.

Queste, in sintesi e in ordine sparso, sono le cose più importanti apprese finora. Il che non vuol dire che a volte, nonostante le abbia imparate, io non ricada nelle mie debolezze. La strada è ancora molto lunga, forse infinita, ma con me affianco non ho paura.

E non è che uno per capire certe cose debba necessariamente andarsene altrove; c’è chi riesce a farlo anche restando a casa. Come ho già detto, i matrimoni ognuno li celebra come vuole. Partire non è nelle corde di tutti, come restare non è nelle mie. C’è anche chi parte e non cambia di una virgola.

La differenza tra chi parte e cambia, chi resta e cambia e chi parte e non cambia sta, secondo me, nella maggiore o minore apertura del cuore che a sua volta influisce sul modo di interagire con la realtà circostante.

Se fossi rimasta dov’ero, non sarei riuscita a prendere le giuste distanze dalla vecchia me, perché il contesto sociale nel quale vivevo aveva un ascendente troppo forte e mi stava risucchiando. E poi avevo trent’anni: se a quell’età non hai ancora capito chi sei e cosa vuoi, solo uno scossone può salvarti. E a volte è necessario forzare la mano.

Iain, Maura, Natalie, Estelle, Miriam, Michele, Serena e tutti gli amici di Brighton, i miei ex colleghi di lavoro, gli abitué del forno che hanno reso le mie giornate speciali, i vicini di casa, il gatto Frank che veniva a trovarci un giorno sì e uno no: a tutti voi dico Grazie.

Cosa sto leggendo

Nel frattempo sto continuando, anche se a rilento, le mie letture. Al momento ho quattro libri tra le mani. Sto leggendo, e per ovvi motivi, Brighton Rock. Non ho ancora terminato To the lighthouse. L’idea di iniziare due romanzi al tempo stesso, e per giunta in inglese, è stata un’idea malsana.

Bisognosa di riappropriarmi della mia lingua, ho iniziato Trama d’infanzia di Christa Wolf. Non contenta, per farmi del male e mettermi a dura prova, ho inaugurato un libro comprato due anni fa. Sono al secondo capitolo e lo sto adorando. Il titolo è Sapiens. A brief history of humankind di Yuval Noah Harari. Ve ne parlerò in uno dei prossimi post perché è molto interessante e va giù come una pinta di birra in una soleggiata giornata estiva.

Letture a parte, ho pianificato nuovi itinerari letterari da fare a Berlino e da proporvi una volta al mese. In più, se tutto va bene, dovrei riuscire a visitare il villaggio dove hanno vissuto le sorelle Brontë, Haworth. Quest’anno le mie finanze sono molto limitate (tanto per cambiare). Se riuscirò a vedere Budapest prima della fine del 2017 sarà già tanto.

Un posto speciale merita Brighton. Visto che ci ho vissuto ve ne parlerò in futuro, raccontandovi dei miei luoghi preferiti tra librerie, pub, negozi di dischi e sale da tè.

Il post è stato scritto da Miss Caotico Pasticcio sotto l’influsso di “The Kick inside” di Kate Bush. Miss Caotico Pasticcio è il mio alter ego creativo, selvaggio e ribelle. Oggi, in virtù di una particolare quadratura degli astri, Miss Precisione Certosina, la me razionale e un po’ maniaca del controllo (una rompiscatole insomma), le ha lasciato carta bianca occupandosi solo dei refusi. Su questo blog e in altri contesti della mia vita, le due signorine cercano, faticosamente, di lavorare assieme per fare un buon lavoro, nonostante domare Miss Caotico Pasticcio non sia per niente facile.

Caterina
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Caterina

Dirigente di una multinazionale di sogni, attualmente impegnata nella loro realizzazione. Da grande vorrebbe diventare ambasciatrice di sorrisi e indossare solo abiti color turchese.

Su Instagram e Twitter è @katyonabc
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