New York: Hotel Chelsea, facciata

Hotel Chelsea, facciata | Credit: Velvet (Own work) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

A New York, sulla 23esima strada, al civico 222, c’è un posto leggendario: l’Hotel Chelsea, microcosmo di eccentricità e anticonformismo dove ogni stanza ha qualcosa da raccontare, comunità di creativi bohémien, simbolo di un mondo che non c’è più. 

Ci entriamo in punta di piedi con Patti Smith, poetessa del rock, che tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ’70 visse all’Hotel Chelsea insieme a Robert Mapplethorpe (1946-1989). A quell’importante periodo della sua vita ha dedicato un capitolo in Just kids, il memoir pubblicato nel 2010.

So many had written, conversed, and convulsed in these Victorian dollhouse rooms. So many skirts had swished these worn marble stairs. So many transient souls had espoused, made a mark, and succumbed here. I sniffed out their spirits as I silently scurried from floor to floor, longing for discourse with a gone procession of smoking caterpillars. Just Kids - Patty Smith

L’Hotel Chelsea raccontato da Patti Smith

Robert e Patti si trasferiscono all’Hotel Chelsea nel 1969. Hanno quasi ventitré anni, pochi soldi e molti sogni. Robert è determinato a vivere della sua arte, ma ancora non sa che diventerà un famoso fotografo; Patti vuole diventare una poetessa e nel frattempo disegna, scrive e lavora da Scribner’s1 come assistente alle vendite. Entrambi sono alla ricerca della propria strada, e di un colpo di fortuna.

Robert sat in a chair under a black-and-white Larry Rivers. He was really pale. I knelt down and took his hand. The morphine angel had said sometimes you could get a room at the Chelsea Hotel in exchange for art. It was my intention to offer our work [...] My first hurdle would be Stanley Bard, the hotel manager. Just Kids - Patty Smith

Stanley Bard, il manager dell’hotel, accoglie di buon grado creativi senza un soldo in cambio delle loro opere. Stanley è il figlio di uno dei tre soci che nel 1943 avevano acquistato il palazzo. È lui che decide chi entra e a quanto.

Con 55 dollari a settimana i due ragazzi ottengono la stanza più piccola dell’edificio: la numero 1017. Per due artisti in cerca della propria identità l’Hotel Chelsea è il posto dove tutto può accadere, grazie a una comunità aperta e inclusiva, sempre pronta a offrire sostegno.

I primi inquilini con cui fanno conoscenza sono l’artista Sandy Daley, che dà a Robert la sua prima Polaroid, e il musicista Matthew Reich, che fa intravedere a Patti la possibilità di trasformare le sue poesie in canzoni.

The Chelsea was like a doll’s house in the Twilight Zone, with hundred rooms, each a small universe. [...] Everyone had something to offer and nobody appeared to have much money. Even the successful seemed to have just enough to live extravagant bums. Just Kids - Patty Smith

Un giorno, dentro a El Quixote, il bar-ristorante adiacente all’hotella futura interprete di Horses e Radio Ethiopia si ritrova nella stessa stanza con Janis Joplin e i membri della sua band, i Jefferson Airplane e Jimi Hendrix. Sono tutti lì per il festival di Woodstock; ognuno è seduto al proprio tavolo senza guardie del corpo intorno. Di quel momento Patti ricorda:

I stood there amazed, yet I didn’t feel like an intruder. The Chelsea was my home and El Quixote my bar. [...] When I went back upstairs I felt an inexplicable sense of kinship with these people, though I had no way to interpret my feeling of prescience. I could never have predicted that I would one day walk in their path. Just Kids - Patty Smith

A distanza di mesi dal loro ingresso al Chelsea, Stanley Bard mantiene la promessa fatta all’inizio e consegna loro le chiavi di una stanza più grande, la numero 204, situata accanto a quella in cui era morto il poeta Dylan Thomas.

Il mondo descritto da Patti è una sorpresa continua anche per il lettore. Da lì passano i suoi maestri: Gregory Corso, Allen Ginsberg e William Burroughs.

Il periodo al Chelsea termina quando Robert trova un loft da adibire a studio, che nonostante l’iniziale riluttanza di Patti, ormai affezionata a quella comunità, diventa la loro nuova casa.

L’Hotel Chelsea dal 1883 a oggi

L’edificio fu costruito nel 1883 dall’architetto Philip Hubert, cresciuto in una famiglia devota alle teorie socialiste di Charles Fourier2. Inizialmente concepito come condominio in cooperativa, venne poi trasformato in un hotel per soggiorni a breve e a lungo termine.

Il condominio di Hubert era il più alto della città. Fin da subito vi si installarono musicisti, scrittori e attori. All’ultimo piano, il dodicesimo, c’erano 15 studi d’artista. Le stanze avevano dimensioni diverse per consentire anche a persone con pochi mezzi economici di abitare nel palazzo.

Gli inquilini risparmiavano denaro grazie alla condivisione dei servizi. L’idea era innovativa. Tuttavia, nel 1903, Hubert dichiarò bancarotta e l’edificio venne convertito in residenza a uso misto, un po’ hotel e un po’ condominio.

Negli anni ‘40 fu acquistato da una società di cui faceva parte il padre di Stanley Bard, storico manager dell’hotel. Bard, morto lo scorso 14 febbraio all’età di 82 anni, lo ha diretto dal 1964 al 2007. Con lui al timone, l’edificio, già famoso, negli anni ‘60 divenne un punto di riferimento culturale per creativi noti e meno noti.

La crisi economica di New York degli anni ‘70 si ripercosse anche sull’Hotel Chelsea, che nel frattempo aveva perso l’aria bohémien del decennio precedente ed era diventato un luogo caro ai tabloid e alla cronaca nera.

Uno degli avvenimenti che più degli altri contribuì alla fama controversa e leggendaria del posto è stato l’omicidio di Nancy Spungen, fidanzata di Sid Vicious, allora ex-bassista dei Sex Pistols. Sid, subito accusato dell’accoltellamento, non ricordava nulla di quanto accaduto e morì per overdose prima del processo. La verità su quella notte non è mai venuta a galla.

Negli anni successivi, l’hotel ha mantenuto il ruolo che lo ha reso famoso, attirando turisti curiosi e creativi in cerca di ispirazione. La svolta epocale è arrivata nel 2007, quando Stanley Bard ha abbandonato il suo storico ruolo di manager, costretto dal consiglio di amministrazione; l’hotel, messo in vendita nel 2010, è stato comprato l’anno seguente da Joseph Chetrit per 85 milioni di dollari.

Nel frattempo l’hotel è stato chiuso e molti dei residenti a lungo termine sono andati via, perché infastiditi dal caos dei lavori di restauro. Le ultime notizie in merito al destino dell’edificio sono di qualche mese fa e riguardano un altro passaggio di proprietà, dall’ex socio di Chetrit Ed Scheetz — che lo aveva acquisito nel 2013 — a BD Hotels. Ad oggi i lavori di restauro non sono ancora terminati e il futuro dell’hotel sembra essere piuttosto incerto.

Da Mark Twain a Madonna: gli ospiti più famosi

È qui che Arthur Charles Clarke scrisse 2001: Odissea nello spazio; Andy Warhol diresse il film Chelsea Girls; Kerouac trascorse la notte con Gore Vidal; Dylan Thomas morì nella sua stanza dopo aver bevuto 18 whisky; William Burroughs scrisse The Third Mind, pubblicato nel 1978.

Nell’atrio del Chelsea sono passati personaggi come Mark Twain, Sarah Bernhardt, Allen Ginsberg, Gregory Corso, Jackson Pollock, Frida Kahlo, Rothko, Bob Dylan, Arthur Miller, Janis Joplin, Dalì, Edith Piaf e Madonna.

Leonard Cohen compose una canzone in ricordo di una notte trascorsa in hotel con Janis Joplin.

Risorse

Se siete curiosi di sapere qualcosa in più sull’Hotel Chelsea, date un’occhiata al tour fotografico pubblicato da Vanity Fair accompagnato dall’articolo Where The Walls Still Talk, che riporta un’intervista fatta nel 2013 a coloro che ci hanno vissuto o continuano a viverci. Al Chelsea è anche dedicato un blog Living with legends, scritto da una coppia che ne racconta l’oggi, Ed Hamilton and Debbie Martin.

Per tornare indietro nel tempo, guardate il filmato realizzato da Albert Scopin nel 1970; all’interno troverete due giovani e ancora non famosi Robert Mapplethorpe e Patti Smith (dal minuto 7:56). In questo video della BBC compaiono invece Andy Warhol, William Burroughs e la cantante Nico che scrisse la canzone Chelsea Girls per il film omonimo diretto nel ’66 da Andy Warhol e Paul Morrissey.

Ora tocca a voi! C’è un posto da cui vi sentite particolarmente attratti? Lo avete visitato? E se sì, cosa avete provato?

1. Scribner’s Bookstore era la libreria dell’omonima casa editrice newyorchese. Si trovava sulla quinta strada, al numero 597. Fu poi spostata e infine acquistata da Barnes & Noble. La facciata originaria in stile Beaux-Arts era stata progettata nel 1913 da Ernest Flagg e aveva grandi vetrate.
2. François Marie Charles Fourier (1772-1837), filosofo francese. Teorizzò il “socialismo utopistico”.

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Caterina
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Caterina

Dirigente di una multinazionale di sogni, attualmente impegnata nella loro realizzazione. Da grande vorrebbe diventare ambasciatrice di sorrisi e indossare solo abiti color turchese.

Su Instagram e Twitter è @katyonabc
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